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Per esempio, tu sai cos’è un purificatoio?

Pubblicato il

Date gio 13 agosto 2015Tagsapofenia /memoria /minimalismo /nostalgia /ricordi

— Questo testo è apparso in originale come nono invio della newsletterApofenia

Buongiorno da Roma, una città che si chiede ardentemente se riuscirò maia scrivere un’edizione della newsletter senza refusi. Considerando chequesta la sto scrivendo con lo smartphone, io non punterei su di me aquesto giro.

Oggi invio eccezionale di lunedì. Inauguriamo il calendario estivo congli invii alla quandocapita.

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A novembre, come ogni anno, ci sarà ilNaNoWriMo,la sfida con se stessi in cui si prova a scrivere un romanzo dal primoal trenta del mese. Manca un rappresentante per l’Italia, qualcuno cheorganizzi sedute di scrittura collettiva, sproni le persone a scrivereogni giorno e le aiuti ad arrivare in fondo.

Resisterò alla tentazione di caricarmi pure questa croce sulle spalle?Solo il tempo ce lo dirà.

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Parlando con alcuni amici è venuta fuori la procedura di lavaggio delpurificatoio(o purificatorio). Il purificatoio è il panno usato per pulire il calicein cui il sacerdote durante la messa opera la transustanziazionedell’acqua nel sangue di Cristo. Ovviamente, questo panno non è che poilo butti in lavatrice con le mutande e i calzini, ciclo delicati, acquafredda, dato che è intriso del sangue di Gesù! Si dovrebbe lavare concura e poi, attenzione, l’acqua non la butti nella vasca da bagno o nelgabinetto, ma la devi usare per annaffiare una pianta, qualcosa di vivo(d’altra parte, non è che gli antichi auguri, dopo aver vaticinato, leviscere degli animali le davano al gatto).

Ora, io questa la trovo una cosa bellissima per un sacco di ragioni, chevanno al di là del credo in una qualsiasi religione o in questaspecifica.

Una ragione è l’attenzione al dettaglio. Rituale non è solo la partepubblica della celebrazione, ma anche quello che avviene dietro lequinte. A voler parlare in termini moderni, c’è un magnifico designdel processo. Lo slogan di molte aziende, soprattutto quelle giovani edigitali, contiene spesso la parola “ossessione”. Siamoossessionati dal servizio al cliente, dalla qualità, dall’eleganza finoall’ultimo pixel. Ossessione è una parola che fa paura, ma è adeguata:secondo me, per quanto possa anche essere poco salutare, in una grandepassione come quella per l’arte o per il lavoro della tua vita ci deveessere un po’ di ossessione. Ma l’ossessione deve essere completa, deveessere visibile sia nella parte rivolta all’esterno dell’attività che inquella rivolta all’interno. Quella parte di attività che non vedenessuno, ma che tu non puoi accettare di svolgere in maniera meno cheperfetta e coerente con i tuoi scopi, i tuoi obiettivi, i tuoi valori.

Un’altra ragione ha a che fare con il valore che attribuiamo aglioggetti. E questo, ovviamente, è un discorso che si innesta sui temi ame tanto cari della memoria e della nostalgia. Il purificatoionon è un semplice canovaccio a causa dell’uso a cui è deputato e non loè a maggior ragione dopo che è stato utilizzato. Assume importanza. Comeassume importanza un’orrida palla di vetro con la neve, che è un merooggetto finché è esposta sullo scaffale di un negozio di souvenir, madiventa un ricordo importante quando la appoggiamo (la appoggi, ionon ho palle con la neve e mai ne avrò) su una mensola a casa al ritornodal viaggio. Come assume importanza un libro, che smette di essere unadelle tante copie esistenti e diventa “il mio libro”, quello che hocomprato in una data occasione, quello che mi è stato regalato da unadata persona. Incidentalmente, questo è uno dei pochi casi in cui unebook non può sostituirsi a un libro cartaceo. Non perché il libro dicarta sia “più” libro ma perché è un oggetto fisico, qualcosa che sipuò guardare.

Parlando di libri, non so se ti è mai capitato, a me sì: dare importanzaa un certo libro per i motivi che ti ho appena detto e poi un giornoscoprire che quello conservato in un posto speciale della libreria nonè l’oggetto che mi era stato regalato, ma un’altra copia. Che mi èstata regalata da un’altra persona dopo che gli avevo prestato quellibro speciale e lui se lo era perso. Ovviamente io mi erodimenticato tutto e continuavo ad associare dei valori e dei ricordi aun oggetto qualsiasi e non all’oggetto specifico, con una dedicaspecifica, che mi era stato regalato.

Nota incidentale: i libri non si prestano mai, si regalano.

Chiunque passi per casa mia a un certo punto capita davanti allaVetrinetta e lì si ferma. La Vetrinetta è una vetrina Ikea con dentromodellini di Gundam, parecchigashapon,micromachines e modelli LEGO di Guerre Stellari, la bellissima statuettadi Sandman ispirata al Morfeo disegnato da P. Graig Russel in ArabianNights e altro ancora. Quasi tutta la mia oggettistica nerd è lì dentroe ovviamente la Vetrinetta blocca tutti gli amici di animo affine e neriscuote l’ammirazione e l’approvazione.

Il fatto che quasi tutta la mia oggettistica nerd entri in unavetrinetta di Ikea significa, se ci pensi, che non ne ho poi cosìtanta. Questo per due motivi: da giovane avevo interesse a possederegadget, modellini, toys (nel giro si usa il termine inglese perchéchiamarli giocattoli è infantile. Ma sono giocattoli, pure se sonooggetti di alta qualità), ma non avevo i soldi. Ora che qualche solo pertogliermi qualche soddisfazione ce l’ho, do meno valore aglioggetti. Ma soprattutto, non ho interesse a formare memorie eincardinarle in un oggetto che mi ricordi un dato evento, una certaoccasione, la passione per una certa serie di cartoni animati. Perricordarmi le cose ho la mia memoria. E sì, certe cose me le dimentico,certe le ricordo male. Ma mi va bene così. E’ il motivo per cui ognivolta che mi capita sotto gli occhi uno dei modellini extralussodell’Arcadia di Capitan Harlock o della Yamato di Battleship Yamato cilascio sopra un litro di bava, ma poi non me le compro. E appena girol’angolo mi dimentico che esistono, ma non mi dimentico delle due seriee di quanto mi piaceva guardarle e delle persone con cui le guardavo.Parte del mio cuore viaggerà sempre nello spazio sull’Arcadia conHarlock, anche se io non possiederò mai un giocattolo o un modellinodell’astronave.

Mentre scrivo mi torna in mente che in effetti per un Natale i mieigenitori me lo regalarono il giocattolo dell’Arcadia. Chissà che fine hafatto. Ma a maggior ragione: perso il giocattolo, la passione e ilricordo sono rimasti!

Il romanzo che ho scritto quando ho partecipato al NaNoWriMo parlavaproprio di memorie e oggetti. Un giorno ti racconterò quella storia.

++Per favore, inoltra la newsletter ai tuoi amici se la troviinteressante. O parlane sul tuo social network preferito*. *Puoiusare questo testo se non vuoi scriverne tu uno:Apofenia è la newsletter che passa dal purificatoio alle astronavi.Come puoi non leggerla? http://apofenia.voxmail.it/user/register

E ricorda che questa è un’email: se mi vuoi rispondere, basta checlicchi rispondi!

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E’ estate, uno dei periodi migliori per formare nuovi bei ricordi.ANRoma2015

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