La Brexit e il fallimento di The DAO

Pubblicato il Pubblicato in Senza categoria

Date mar 28 giugno 2016Tagstecnologia /blockchain /dao /brexit

Ma che è The DAO?
Ci arriviamo.

E perché dovresti leggere questo lungo articolo che rimanda ad articoli ancora più lunghi? Perché si parla del tuo futuro. Ti interessa il tuo futuro?

Uno degli episodi della Brexit che farebbero ridere tantissimo se non ci fosse da piangere è questo momento Sandra-e-Raimondo gentilmente offerto da Michael Gove e da sua moglie Sarah Vine.
Gove è uno dei leader del movimento leave. Durante un’intervista in cui gli si faceva notare che nessun esperto di qualsiasi campo dello scibile umano ritenesse l’uscita dell’UK dalla UE una buona idea, ha risposto

People in this country have had enough of experts.

La gente di questo paese ne ha abbastanza degli esperti. Oooooooooook Mickey.

Dopo il voto, quando è diventato evidente che la maggior parte delle promesse del campo leave erano bugie e che nessuno aveva la minima idea di cosa fare, Sarah Vine – che è la moglie di Michael Gove, ricordiamolo. Sono sposati, vivono insieme, probabilmente si parlano – ha pubblicato questo status su Facebook:

Wouldn’t it be nice if instead of wingeing and raging about the outcome of a democratic vote which, let’s face it, one side held all the cards and still managed to lose, the clever people of Facebook would turn their thoughts to making this a positive moment for the country by offering to lend advice and expertise.

Certo, perché il momento migliore per dare retta agli esperti è quando tutto sta andando a mignotte e non si sa più come uscirne, non prima, quando gli stessi esperti ti dicevano Ma no! Accanna! Non la fare sta cazzata!

Non c’è manco bisogno di commentare. Anche perché commenti migliori di quelli di J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, è difficile farne. Li trovate un po’ in giro, anche nell’articolo che ho linkato sopra. La Rowling è a tanto così da usare la sua ingente fortuna per per risolvere questa situazione Cersei Lannister style. Aspetto solo che twitti “I choose violence”.

Comunque, che è The DAO? Che c’entra con questa storia?

E’ il momento del discorso tecnico, seguimi che provo a farla facile.

D.A.O. sta per decentralized autonomous organization. E’ un’organizzazione – di qualsiasi tipo, in teoria dal comitato di quartiere alla società di capitali alla nazione virtuale – che opera attraverso una serie di regole codificate in programmi definiti smart contract.
Se ci pensi, un contratto è una serie di regole e istruzioni codificate: se succede questo, fai questo; finché permane questa condizione, fai quest’altro.
Cos’altro è una serie di regole e istruzioni codificate? Un programma per computer.
Quindi, l’idea di tradurre i contratti in codice – o considerare il codice un contratto – è corretta. The code dicono i sostenitori delle D.A.O. is the contract. Tutto quello che c’è da sapere o da fare è lì, nel codice, aperto e valutabile da tutti.

Quindi, per far funzionare una D.A.O. bisogna raggiungere il consenso sugli scopi dell’operazione. E poi inserire i contratti che regolano rapporti e funzionamento su una blockchain, un database distribuito e sicuro su cui registrare transazioni e dati:

può essere utilizzata in tutti gli ambiti in cui è necessaria una relazione tra più persone o gruppi. Può garantire il corretto scambio di titoli e azioni, può sostituire un atto notarile e può garantire la bontà delle votazioni, ridisegnano il concetto di seggio elettorale, proprio perché ogni transazione viene sorvegliata da una rete di nodi che ne garantiscono la correttezza e ne possono mantenere l’anonimato.

Dopodiché, in teoria, l’organizzazione procede senza intervento umano: non c’è bisogno di un gruppo dirigente, arbitri, intermediari (sulla disintermediazione avrai letto la mia ultima newsletter)(se non sei iscritto, iscriviti). E’ tutto definito dal codice e nel codice, il codice è il contratto e viene infallibilmente e precisamente eseguito. I membri dell’organizzazione discutono, votano e la decisione della maggioranza diventa un nuovo contratto.

L’esempio reale di D.A.O. più famoso è quello che con estrema fantasia è stato chiamato The DAO: un fondo di investimento governato direttamente dagli investitori. Chi vuole partecipare, acquista Ethereum, un tipo di criptomoneta, da versare nel fondo e dei token per votare. Quando The DAO è stata lanciata, la campagna di crowdfunding per alimentare il fondo ha registrato un successo pazzesco: ha raccolto in poco tempo oltre 150 milioni di dollari e ha imposto il concetto di D.A.O. all’attenzione del mondo, ispirando le idee di applicazione più disparate comprese – giuro! – un sistema per permettere alle balene di salvarsi da sole.

Chi vuole richiedere un finanziamento a The DAO propone all’organizzazione un progetto. Gli investitori spendono token per votare sì o no. Se la maggioranza dei voti è per il sì, il progetto viene finanziato.

L’organizzazione non ha personale in ruoli manageriali, non ha dirigenti o persone in ruoli decisionali o di rappresentanza.

By removing delegated power from directors and placing it directly in the hands of owners the DAO removes the ability of directors and fund managers to misdirect and waste investor funds.

Insomma, niente intermediari! Niente esperti! Chi cazzo vuole gli esperti! E la mente vola subito a Cole.

Già hai capito – in effetti è scritto nel titolo – che The DAO è fallita.
Ma è fallita male male male.
E’ fallita, ovviamente, perché i programmatori e gli investitori – accecati dall’hubris del tecnopositivismo da Silicon Valley – hanno pensato “a che ci serve gente esperta di contratti? Il codice è il contratto e noi ne sappiamo a pacchi di codice! Il fatto che è dai tempi delle tavolette scritte in cuneiforme che esistono i contratti e gli intermediari nelle faccende di legge non deve mica farci pensare che un avvocato ne sappia più di noi!” Per cui hanno fatto uno sbaglio.
Ma lo sbaglio non è quello che pensi tu, che la saggezza della folla è pari all’intelligenza della folla e quindi gli investitori hanno sperperato denaro in modo stupido. Non hanno fatto in tempo.

Ti consiglio la lettura di questo lungo articolo che spiega molto bene la situazione.

In sintesi è successo questo.
Un hacker ha rubato oltre un terzo dei capitali del fondo.
Almeno si pensava questo fino a che lo stesso hacker non si è fatto avanti e ha spiegato che no, lui non è un hacker e non ha rubato niente.
Ha semplicemente letto il codice-contratto che regolamenta il ritiro dei capitali dal fondo e ha visto che il meccanismo è (semplificando tanto):
– prima il codice crea una copia del denaro (che sono monete digitali, ricorda) nel borsellino di chi ritira e…
– …poi il codice cancella il denaro dal fondo.

E lui si è chiesto: “c’è qualcosa nel codice-contratto che mi vieti di far partire un’altra richiesta di ritiro delle stesse monete in un altro portafoglio prima che venga eseguita la parte di codice che le cancella dal fondo?”

La risposta è no, non c’è nulla che lo impedisca. E quindi lui ha ripetuto questo giochino di duplicazione delle monete fino a che non ha ritirato 50 milioni. O meglio: non li ha ritirati, li ha messi in coda per il ritiro. Dalla richiesta di uscita dal fondo al momento in cui i capitali tornano nella disponibilità dell’investitore devono passare 27 giorni (quindi l’operazione si concluderà a metà luglio).

E’ scoppiato il caos.
L’operazione è corretta secondo la lettera del contratto, ma ovviamente ne viola lo spirito.
Ma il senso di The DAO (o di un D.A.O. in generale) è chissenefrega dello spirito: il codice è il contratto e questo proprio per evitare interpretazioni da parte di soggetti esterni che possano influenzare la transazione (stupidi, esperti avvocati) o interventi da parte di soggetti terzi, gestori o controllori: l’organizzazione può essere autonoma solo se è interamente gestita dal software. Quindi conta quello che si può o non può fare secondo il contratto-codice, non le intenzioni per cui è stato scritto quel contratto-codice.

Cosa fare?
Si sono formati due schieramenti.
Il primo è quello degli integralisti: non si può effettuare nessun intervento umano in una D.A.O. perché nessuno può mettere le mani nella situazione: violerebbe la natura stessa dell’organizzazione. Il contratto va rispettato alla lettera. Si impari la lezione e si passi alla fase 2.
Il secondo è quello degli interventisti: non si può ignorare la violazione dello spirito del contratto, dato che il contratto era scritto male ed è stato sfruttato un errore. Quindi, o si resetta tutto, o si cancellano le transazioni effettuate fino a quella fraudolenta. Poi si passi alla fase 2.

Se passa la linea degli interventisti, è la fine di The DAO. Perché vuol dire che non è tutto puramente automatizzato: ci sono delle persone che possono intervenire nella sacra blockchain e cancellarne dei pezzi arbitrariamente. Ci sono delle persone che in un’organizzazione senza gestori prendono una decisione gestionale.

Se passa la linea degli integralisti e si va alla fase 2, è la fine di The DAO uguale. Perché viene fuori che le sue premesse erano sbagliate – e c’erano un sacco di esperti a dirlo – (hello Mr. Cole!) e sistemare la situazione (hello Ms. Vine!) vuol dire mettere in piedi una struttura che è precisamente quello che si voleva evitare di mettere in piedi.

Scherzava qualcuno su Twitter:

Ma in realtà no: serviranno un avvocato che definisca la lettera del contratto in modo che non sia possibile applicarlo automaticamente senza violarne lo spirito e un programmatore che codifichi correttamente quella lettera in uno smart contract. Evviva l’efficienza! Evviva la disinitermediazione!

Oh, questo non vuol dire che il concetto di D.A.O. sia sbagliato e inattuabile. Vuol dire che l’approccio Michael Cole prima – Sarah Vine dopo con cui è stata creata The DAO è sbagliato.
Vuol dire che l’approccio fail fast, fail often è utile quando permette di sperimentare e soprattutto imparare.
E’ inutile quando chiunque possa esprimere un’opinione informata su quello che stai facendo ti dice “no, guarda, stai sbagliando” e tu lo ignori. Quello è fail fast, fail acazzodicane e non è mai una buona idea.

In apertura ti ho detto che tutto questo ti interessa perché si parla del tuo futuro. Come? Beh, la blockchain è una buona idea. il D.A.O. è una buona idea. E in futuro vedremo sempre più applicazioni in sempre più campi di queste tecnologie e idee. Banche e istituzioni finanziarie stanno già studiando servizi basati sulla blockchain. Molte aziende vogliono disintermediare il settore finanziario (non devo linkare di nuovo la newsletter, no?) con applicazioni basate sulla blockchain. E come abbiamo visto con le balene, non è un discorso legato solo alla finanza. Quindi ci sono sicuramente blockchain e idee e tecnologie da essa abilitate nel nostro futuro.
Il problema è che sono concetti estremamente complessi e quindi è necessario sforzarsi di capire bene di che si sta parlando e di come dovrebbero funzionare le cose. Un consiglio: non conviene fidarsi di chi sostiene che fuck the experts.

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