Perché Facebook ha introdotto i post con gli sfondi colorati? It’s advertising, baby!


Ho pubblicato una serie di commenti su Facebook per spiegare come mai da un po’ si possono selezionare degli sfondi colorati per i post di testo.

Riscrivo pure qui lo spiegone:

Avrete notato che da qualche tempo usando l’app di Facebook è possibile inserire uno sfondo colorato ai post di testo. Perché? Che è sta novità? E’ un segno premonitore della fine del mondo?
Ora vi spiego.

La reazione a sta cosa dei colori è duplice: da un lato la gente vecchia del web come me, cinica e disincantata, che ha capito che succede e usa questa funzione per scrivere cose orrende e fare richiami a myspace su sfondi kawaii.
Dall’altro c’è il resto del mondo. Questa è una funzione pensata per il resto del mondo.

Facebook campa – molto bene, grazie – vendendo spazi pubblicitari.
Il vantaggio per un inserzionista nel pubblicare le sue pubblicità su Facebook è quello di poter raggiungere un pubblico molto profilato.

Per esempio: supponiamo che a Piazza Irnerio venisse aperto un negozio di fumetti e gadget e il proprietario volesse farsi pubblicità su Facebook per attirare i primi clienti.
Imposterebbe una campagna pubblicitaria con parametri del tipo “mostra i miei annunci a gente che abita in zona, nella fascia d’età in cui in teoria dovresti avere uno stipendio e soldi da buttare e interessati a fumetti, manga, Star Wars, giochi di ruolo eccetera eccetera“.

Facebook guarda i parametri, guarda me (nel senso che guarda i miei dati demografici, le pagine a cui ho messo like, i gruppi che seguo, i post a cui ho messo like o commenti, la tipologia di pagina a cui appartengono i siti di cui ho condiviso qualche post) e conclude che “oh, Andrea entra perfettamente in questi parametri, adesso gli mostro l’annuncio pubblicitario.”

E sbaglierebbe, perché sono anni che io dico che riempirmi la casa di roba non mi dà più un particolare piacere. Preferisco altre emozioni.

Ma il povero Facebook, come potrebbe ottenere questa informazione extra che gli permetterebbe di capire che al di là del mio profilo demografico e degli interessi che ho manifestato a colpi di like a me del negozio di gadget non interessa niente?

Analizzando il contenuto dei post di testo, in cui uso certe parole chiave, certe espressioni.

Ed ecco il problema: se ci avete fatto caso, ultimamente quello che viene postato su Facebook sono video, meme, foto, immagini, link a siti esterni.

Questi contenuti, forniscono qualche informazione aggiuntiva, ma manco tante. Quindi per Facebook è difficile approfondire il profilo del singolo utente e metterlo nel bidone di tutti quelli che hanno un certo tipo di classificazione. La miniera d’oro delle informazioni sono i post di testo: sono quelli i post in cui uno parla di sé, dà delle informazioni addizionali, si rivela.

Apro una parentesi: è Facebook stesso che ha decretato la caduta del post di testo, dato che ai gestori di pagine prima diceva “ma che fai, pubblichi post di testo? PAZZO! La gente reagisce positivamente alle foto!” e poi: “oh, ma ancora mi stai alle foto?!? PAZZO! La gente vuole i video!
Infatti, se ci fate caso, le pagine nate dal nulla di maggior successo (no, vabbe’, in futuro parlerò anche di questo) sono quelle che pubblicano immagini, foto, meme, spezzoni di chat.

Insomma, dopo averli affossati, Facebook s’è reso conto che i dati che gli servono per profilare al meglio gli utenti stanno nei post di testo.
Questa cosa del poter mettere uno sfondo colorato soltanto ai post di solo testo serve per spingere gli utenti a scrivere più roba personale.

Due parametri importanti nella pubblicità online sono il click-through rate (CTR: ovvero quante delle persone che vedono una pubblicità ci cliccano effettivamente sopra) e il conversion rate (CR: ovvero quante di quelle persone effettivamente compiono l’azione per cui è stata creata la pubblicità: nell’esempio del negozio, mettere il like alla pagina del negozio o proprio uscire di casa e entrare fisicamente nel negozio).

Se la profilazione è sbagliata, gli annunci pubblicitari verranno mostrati a persone che in teoria dovrebbero essere interessatissime a ciò che viene promosso, ma in realtà non lo sono: quindi a persone che non cliccano sull’annuncio o non fanno la cosa che la pubblicità vorrebbe spingerli a fare.

E questo abbassa le percentuali di CTR e di CR.
E l’agenzia di pubblicità, digital marketing o quel che è a un certo punto alza gli occhi dalle statistiche e dice “Scusa Facebo’, ma mi ripeti perché ti dovrei dare dei soldi se ci sono dei CTR da zerovirgola e dei CR da zerovirgolazero? A sto punto faccio stampare dei volantini che funzionano meglio!

E questo Facebook non se lo vuole sentire dire. Quindi deve incrementare le prestazioni degli annunci, quindi deve profilare meglio gli utenti, quindi sfondi colorati per far scrivere post di testo.

(poi parte del problema sono le agenzie che impostano i parametri di profilazione a cazzo di cane, quindi è ovvio che gli annunci vengono mostrati a gente a cui non interessa niente di quello che viene promosso)

Morale della favola: installate un adblocker, che gli annunci vi consumano banda, promuovono roba che non vi interessa e a volte vengono pure usati per trasmetter virus.

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