Cultura digitale

I post di Facebook come lacrime nella pioggia

Ho fatto un esperimento con me come cavia per riflettere sulla fragilità delle interazioni e memorie digitali: ho cancellato tutti i miei post di Facebook.

Nel 2008 ho scritto un articolo dal titolo ansiogeno: il medioevo digitale può cancellare i nostri dati. In estrema sintesi: gli hard disk si rompono, i file vengono cancellati per sbaglio, il backup viene pianificato sempre per il giorno dopo e via dicendo. Memorizzare dati su supporti digitali oggi è la cosa più facile del mondo, ma non è affatto detto che un hard disk, come un diamante, è per sempre. Anzi. Pure il cloud è a rischio. Sono hard disk pure quelli, alla fine. c’è il rischio di una Digital Dark Age, insomma.

Mi ricordo che all’epoca dei primi cellulari, le mie ragazze e molte mie amiche avevano l’abitudine di trascrivere gli SMS miei e dei loro ragazzi. Perché i telefoni avevano pochissima memoria e potevano conservare, boh, forse una decina, una ventina di messaggi. Prima di cancellare e perdere per sempre, trascrivevano su quadernetti per conservare e ricordare.

C’è ancora qualcuno che lo fa? Oppure, tanto sta su Facebook, sta su Twitter, quindi si ritrova. O va su Snapchat, proprio perché non si vuole o non c’è interesse che si ritrovi?

Con soli quasi 5 anni di ritardo, la scorsa settimana io e Monica abbiamo seguito il consiglio che ci diede il fotografo del nostro matrimonio: stampatevi un album, che i file si perdono. Effettivamente li avevo persi, ma un’audace operazione di archeologia informatica mi ha permesso di recuperarli – #sospirodisollievo.

Il problema non è solo di conservazione delle ricette della nonna o delle foto delle vacanze. Ma del sapere umano: librerie, collezioni di documenti, email di governi che dovrebbero essere conservate e studiate dagli storici. Ma pure le minchiate scritte sui social sono importanti. Pensate agli epigrafisti attuali, che si studiano le scritte sui muri di Pompei. Pensate agli epigrafisti futuri, che non avranno né scritte né muri.

Disattenzione, copyright restrittivi, eccesso di crittografia (lo so, scritto da me è buffo) e altre rogne possono causare la perdita di pezzi importanti del nostro patrimonio di conoscenze.

Per capire cosa può succedere, una ventina di giorni fa ho fatto un esperimento.

Ho cancellato tutti i miei post di Facebook.

Dai primi post imbarazzanti scritti in inglese e in terza persona, come la piattaforma invitava a fare nel lontano 2008, a quelli più meditati degli ultimi tempi. Da quelli ignorati da tutti a quelli sotto cui si erano sviluppati interessanti scambi di idee.

Non ho cancellato commenti lasciati sotto post di altri o post scritti in gruppi. Ma tutto quello che si trovava sulla mia Timeline scritto da me, è andato. Perso per sempre. Otto anni di tracce digitali cancellate.

Un po’ di considerazioni.

  • Non mi sento né bene, né male. Questa specie di auto damnatio memoriae non pare avere avuto alcuna conseguenza.
  • Non ho rimpianti: durante il processo di cancellazione mi sono passati sotto gli occhi post tutto sommato sensati, forse quasi importanti, ma ho eliminato tutto e per ora non ci sono conseguenze emotive.
  • Non se ne è accorto nessuno.
  • Il processo è stato tutto sommato rapido. Facebook non permette di cancellare i post in automatico. Ho usato un’estensione di Chrome che automatizza il processo “seleziona post – apri menu – seleziona cancella – conferma.” Ho fatto girare il programma tre volte per essere sicuro di eliminare tutto e queste tre passate hanno impiegato mezzo pomeriggio. Una manciata di ore per eliminare la mia storia su Facebook. Anche se questa estensione lavora molto più velocemente di un umano che si fa tutto il processo a manella, cancellare i post richiede comunque del tempo. I miei alla fine non erano tantissimi, poche migliaia, intorno ai 3.000. In questo momento ho esattamente 4.700 tweet. Si vede che non c’è mai stato questo grande amore tra me e Facebook. O questo grande desiderio da parte mia di dire cose tramite Facebook.
  • La funzione di Facebook “On this day” è diventata pressoché inutile.
  • Il gesto di cancellare tutto mi è parso violento. Ok che erano post miei, ma sotto parecchi c’erano commenti e idee di altre persone. Ho cancellato una piccola parte della loro storia senza chiedere permesso.
  • Infatti non ho pensato neppure per un momento di cancellare i post di altri sulla mia Timeline.
  • Il programma non ha cancellato tutto – tutto – tutto. Qualcosa è rimasto. Ogni giorno apro la tab On this day e cancello a mano.
  • Non ho smesso di usare Facebook. Infatti, se andate a vedere il mio profilo ci troverete dei post successivi alla Grande Purga. Verranno purgati fra un anno, quando mi ricapiteranno sotto gli occhi nella tab On this day.
  • E il mio personal brand, frutto di una cura attenta dell’immagine proiettata dalla mia linea editoriale social? Masticazzi del mio personal brand! Ma davvero vi pare che me ne sia mai curato? Ma avete visto quanta roba su Star Wars pubblico? L’ultima cosa che ho pubblicato su Facebook, un commento a un post di un amico, è questa.

E ora?

E ora vediamo. Se arrivano i rimpianti, se non arrivano, se smetto proprio di usare Facebook. Vediamo. Intanto, cancellare otto anni di relazioni e pensieri e cazzeggio richiede appena un pomeriggio. Meditate su questo.

Domandona: ma perché non cancellare proprio l’account? Non ne vedo il motivo. Un po’ mi serve per lavoro. Devo sapere come si evolve la piattaforma, come la usano le persone, quali nuove funzioni vengono introdotte. Per sapere le cose basta leggere, per conoscerle bisogna sporcarsi le mani.

Un po’ mi serve per comunicare con gli altri membri dell’associazione di scherma. Finché non li converto a Slack.

Un po’ perché l’utilità di Facebook io ce l’ho ben presente. Ed è utile. Quindi, perché cancellare l’account e fuggire dal Grande Fratello Blu?

L’esperimento è in corso. Vi terrò aggiornati.

Voi backuppate tutto!

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