Hanami parte prima: primavera e Internet of Things

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Riflessioni primaverili parte prima: corsi di web marketing per interpretare la realtà. E poi: l’ingenuità con cui vengono lanciati prodotti Internet of Things e i danni causati quando vengono hackerati rischiano di generare diffidenza verso un’evoluzione tecnologica che, invece, ha il potenziale per cambiare in meglio la nostra vita. Però mo basta coi frigoriferi e le lavatrici in rete!
Qui la seconda parte.

Hanami è una parola Giapponese. Significa “guardare i fiori”, ma si riferisce, dice Wikipedia, “alla tradizionale usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi, in particolare di quella dei ciliegi.” E aggiunge: “Il fiore del ciliegio, la sua delicatezza, la brevità della sua esistenza sono per i giapponesi il simbolo della fragilità, ma anche della rinascita, della bellezza dell’esistenza.

Come ripete spesso il gestore della pagina Facebook Hanami al Laghetto dell’EUR, non si tratta di un evento che necessariamente si deve tenere in un certo luogo in un certo giorno. Uno va dove si trovano gli alberi e li contempla. Quando gli pare, come gli pare. Sono fortunato e io l’hanami me lo posso fare a casa con il mio visciolo, che in questo momento è coperto di fiori bianchi. E’ una rappresentazione fisica e tangibile dell’arrivo della primavera, la stagione del risveglio dal torpore, delle dita che fremono e del cervello che si accende con il desiderio di creare qualcosa.

Io mi butterei a letto e dormirei fino a giugno.

Ma non si può!

Tra le cose che mi tengono impegnato, un corso di scrittura per il web e content marketing.
Tenere corsi mi piace non solo perché sono maestrino dentro, ma perché mi spinge a studiare, approfondire, pensare.

Ora, il pensiero interessante è che ultimamente la mia posizione sul marketing è simile a quella sull’Internet of Things: “bruciate tutto!

Ma non è un messaggio che posso dare così, acriticamente. Quindi ho interpretato il corso come formazione professionale, ma pure come informazione per capire come funziona il marketing oggi e sviluppare gli anticorpi necessari per un pensiero critico e un’analisi consapevole dei messaggi, anche politici, che riceviamo.
Per ora piace e gli studenti mi vengono dietro.

Sul fronte Internet of Things, invece la fonte di ilarità della settimana è Miele, che ha inserito un web server in una lavastoviglie. Ovviamente hackerata in zero secondi.
Ora, shit happens e tutto viene hackerato. Il problema è che Miele produce elettrodomestici, non software. Quindi non ha il processo di segnalazione e risoluzione bug che ha un qualsiasi produttore software. Non è neanche detto che possa o voglia risolvere il bug: magari è nel firmware della lavastoviglie e tocca far andare un tecnico in ogni casa o ritirare tutte le lavastoviglie.

La mente vola alla battuta di Fight Club sui richiami delle auto con parti difettose:

A new car built by my company leaves somewhere traveling at 60 mph. The rear differential locks up. The car crashes and burns with everyone trapped inside. Now, should we initiate a recall? Take the number of vehicles in the field, A, multiply by the probable rate of failure, B, multiply by the average out-of-court settlement, C. A times B times C equals X. If X is less than the cost of a recall, we don’t do one.

E questo è un problema che abbiamo già visto nei mesi scorsi, quando migliaia di webcam, router e altra roba connessa con zero o quasi sicurezza è stata utilizzata per lanciare attacchi informatici. E quei buchi di sicurezza non possono essere chiusi: il produttore non ha la possibilità o l’interesse di farlo. Quindi finché non si rompono, rimarranno un elemento di rischio. Questo è il triste stato dell’Internet of Things: roba buttata in rete alla rinfusa senza considerare la difficoltà per farlo bene e le conseguenze se si fa male.

E quindi?
E quindi, come dico qui, il rischio è che fra l’oggi in cui sperimentiamo e cerchiamo di dare un ruolo all’IoT e il domani in cui capiamo quale sarà quel ruolo, si introducano nel mondo falle di sicurezza con conseguenze catastrofiche oppure si decida di chiudere tutto e rinunciare a ogni beneficio – e sono tanti – che può portare il connettere oggetti e processi in rete.

Il buon proposito primaverile è studiare, pensare, immaginare una soluzione. E pure immaginare un modo per lavorare insieme e comunicare questa soluzione. Corsi, workshop, conferenze. Devo trovarmi aule e palchi. Vedi se puoi darmi una mano.

Vedi se puoi anche trovare un modo per tenermi sveglio, che il caffè ormai…

Nella seconda parte: distopie: chi ha ragione tra Orwell e Huxley? Riflessioni sulla ricerca dell’immortalità nella visione della Silicon Valley (e perché è un’idea orribile). Riflessioni su chi e cosa siamo: il paradosso della Nave di Teseo e il tempio eterno di Ise Jingu.

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