Hanami parte seconda: etica e filosofia. Di distopie e natura dell’essere umano

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Seconda parte delle riflessioni primaverili sotto gli alberi in fiore: hanami! Chi ha previsto meglio il futuro tra Orwell e Huxley? Aziende e imprenditori della Silicon Valley vogliono farci vivere in eterno. Ma che vita vogliono prolungare? Chi o cosa siamo “noi”, cosa ci rende “una persona specifica?
Qui la prima parte.

Come ti ho detto, sono fortunato: per godere degli alberi in fiore mi basta uscire in giardino. Ecco cosa sto pensando adesso.

Vanno sempre più forte gli articoli ed editoriali che parlano di distopie. Grazie Donald, eh! Grazie proprio!

In particolare, vanno forte quelli che parlano di marketing e politica malvaga, propaganda e disinformazione, tecnologia disumanizzante e tecnologia come strumento attraverso cui marketing e politica malvagia utilizzano propaganda e disinformazione. Lungo e interessante l’articolo di Prismo che – buongiorno, eh! – spiega che mentre tutti si preoccupano di 1984 e della sorveglianza, il libro da leggere per interpretare il presente è Il Mondo Nuovo di Huxley. Giusto, ma l’idea importante del libro di Orwell è la manipolazione delle idee tramite il linguaggio più che la storia delle telecamere e della sorveglianza a cui fanno sempre tutti riferimento.

Nell’articolo è accennato, ma è il fulcro della questione. Orwell e Huxley: hanno ragione entrambi. Yeeeeeeeh!

Sempre a proposito di distopie, articolone di Wired: Silicon Valley would rather cure death than make life worth living. Da leggere per dare una risposta a tutti quelli che dicono che le piattaforme sono bellissime e sono il futuro, Uber e la gig economy sono una ficata, eccetera.

Citazioni a caso:

Peter Thiel sulla morte: “Basically, I’m against it.”

E poi:

“It turns out that technologies which extend, augment or otherwise improve human life are already here!” writes sci-fi author and futurist Paul Graham Raven in a take-down of what he calls “Retweet Transhumanism.” “You may have heard of some of them: clean water; urban sanitation; smokeless cooking facilities; free access to healthcare; a guaranteed minimum income; a good, free education.”

E ancora:

“It’s distressing sometimes to see the amount of effort—not just human effort but also the rhetoric—to develop stuff that turns out to be apps or toys for rich people,” says SUNY Polytechnic Institute historian Andrew Russell.

E infine:

You make death less terrible and inevitable by making life less painful. Silicon Valley’s simplistic life extension arithmetic—you improve life by adding more years—glosses over the complicated social forces eroding or hampering the quality of life for so many people.

Leggilo tutto.

E parlando di immortalità, mentre parte dello sforzo per non morire si concentra sull’aggiungere anni di vita, c’è un altro filone che invece punta alla fusione uomo – macchina con l’upload della consapevolezza in un computer.

E mi domando: la persona come la intendiamo noi non è tutta nel cervello. Noi siamo ciò che siamo anche perché abbiamo un lato fisico: sensi, sensazioni, dolore, piacere, tatto, udito, olfatto, vista, gusto. Limiti fisici: velocità di spostamento, presenza in un solo luogo, fame, sonno. Se superassimo tutto l’aspetto fisico, saremmo lo stesso tipo di persona/coscienza/consapevolezza?

Ti immagini un Andrea Nicosia che non si lamenta che ha fame o che ha sonno?

Altra domanda: il paradosso della Nave di Teseo. La nave parte. Durante il viaggio subisce talmente tanti danni che asse di legno dopo asse di legno, vela dopo vela, corda dopo corda, ogni suo elemento viene sostituito con pezzi nuovi. La nave che arriva è la stessa che è partita? E’ sempre concettualmente la nave di proprietà di Teseo, ma fisicamente, non è quella che è salpata dal porto in origine.

Se chiedete agli abitanti di Ise, il tempio di Jingu sta lì da sempre. Ma ogni 20 anni il tempio viene raso al suolo e ricostruito identico, l’ultima volta nel 2013. E’ sempre lo stesso edificio? Il tempio di Ise Jingu ha 1.300 anni o 4 anni?

Noi saremmo sempre noi se ci sostituissimo pezzo per pezzo per pezzo? Ci percepiremmo come ancora noi?

C’è chi sta riflettendo su questo, a parte Damien?

Gizmodo intanto raccoglie una serie di tweet che commentano eventi di cronaca con riferimenti a Black Mirror. Una serie che, lo ammetto, ancora non ho visto. Lo so, lo so: dovrei. Chi più di me dovrebbe? Però già sto depresso così, fammi pure fare le maratone di Black Mirror… Ma inizierò presto, prometto. Quando il sole splenderà per un giorno intero.

Quindi presto: il visciolo è in fiore.

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