Apofenia 4: te lo ricordi il cyberpunk?

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Date mar 14 luglio 2015Tagsapofenia

— Questo testo è apparso in originale come quarto invio dellanewsletter Apofenia

Buongiorno da Roma, città colpita da allarmismi su emergenze climatichee botte di caldo da fine del mondo. Caldo fa caldo, ma un po’ è luglio,un po’ ho quattro gatti addosso.

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Sapevate che c’è gente che coltiva verdura sott’acqua nel mare di fronteaNoli?E' il progetto Nemo'sGardene mi pare molto interessante.

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Matt Webb ha continuato a scrivere e riflettere sulle interfacce utenteconversazionalie io pure.

Secondo Matt, la conversazione moderna con un'applicazione va intesa nonsolo come approccio, quindi uno scambio di richieste e informazionidestrutturato, ma anche come metodo: quindi espresso tramitescrittura. Ha senso perché al di là del sistema, dell'applicazione,dello strumento, la comunicazione testuale è un'esperienzaconsistente dall'SMS alla chat di Facebook a Whatsapp, Twitter (in uncerto senso), Telegram, IRC (ho bisogno di un canale IRC serio. Ma avreibisogno anche di voi su quel canale, uffa!) eccetera. Nell'articolo Webbcita una serie di casi ed esempi che corroborano la sua idea.

Io però non sono convintissimo.

Probabilmente faccio l'errore di pensare non in termini generali, ma dicasi d'uso che vengono dalla mia esperienza personale. Però:

  • capisco e sono d'accordo sulla maggiore intimità della chat testuale.
  • sono molto d'accordo sull'asimmetria della comunicazione, che implicaanche una maggior calma, una minor frenesia, forse una minor angoscia danotifica che arriva a fuoco rapido sullo smartphone e pretende la tuaattenzione.
  • è tutto bellissimo.

Soprattutto l'asimmetria, i tempi morti, il prendersi il proprio tempomi piace molto. E' il motivo per cui continuo a comprare pennestilografiche: mi piacciono per tanti motivi, uno dei quali è che mispingono a scrivere lentamente.

Però io sono sempre di corsa. Non posso scrivere o leggere messaggimentre guido, mentre cammino, mentre sono arrampicato su unalbero.Anche se mi venisse fornita per certe interazioni una tastiera conscorciatoie per le risposte, evitandomi di digitarle per esteso, lascrittura non è sempre lo strumento più comodo. E poi faccio un mucchiodi refusi quando scrivo!

E quindi l'interfaccia del futuro sarà la voce, come scrivevo lasettimana scorsa? Ma parlare con un telefono ci fa sembrare superstupidi! Capisco il grido di dolore di chi chiede ad Apple "perfavore, fammi scrivere un sms a Siri!" Per tacere (aha, visto cosa hofatto?!? ;) ) della necessità di stabilire un vocabolario e un sistemadi frasi che la nostra amichevole quasi AI possa interpretare per capireche cosa vogliamo da lei (in realtà siamo molto avanti su questo) eavere una profonda integrazione con tutto il sistema operativo e leapplicazioni presenti.

E quindi? E quindi forse la soluzione è in questo passaggio, che io citodall'articolo di Webb e che lui a sua volta cita daqui:

"I haven't yet found the right words to characterize what this botrelationship feels like. It's non-threatening, but doesn't quite feellike a child or a pet. Yet it's clearly not a peer either. A charmingalien, perhaps? The notable aspect is that it doesn't seemanthropomorphic or zoomorphic. It is very much a different kind ofotherness, but one that has subjectivity and with which we canestablish a relationship."

"The conversation about how to define the bot's relationship to usreally elucidated the idea that we are moving toward one member called"non-human mental models". We are beginning to understand machinesubjectivity in a way that is in keeping with its nature rather thanforcing it into other constructs, like a person or an animal."

E insomma, io credo che nel momento in cui il sistema, il bot, lamacchina, l'AI, quel che è, diventa una presenza con cui relazionarsi,occupa nella nostra mente lo stesso spazio mentale che occupano le altrepresenze che abbiamo intorno e con cui interagiamo. E ci possiamo,vogliamo, dobbiamo comunicare con lo stesso criterio: il sistema piùopportuno o più comodo per noi (non necessariamente il più efficiente)in quel momento. Che può essere la voce, può essere testo o può essereuna gestualità assimilata come quella diTinder.

Poi, hey, io ho come sfondo del desktop il business plan diBerg,mentre dubito che Matt Webb abbia come sfondo il mio. Quindi è probabileche lui ne sappia più di me. Ma non è detto. Più gente pensa su questoargomento, più punti di vista ci sono, meglio è.

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E ora, un po' di fatti miei. Sono certo che non vedevi l'ora.

Recentemente ho partecipato su Facebook a una conversazioneinteressante sulcyberpunk.Il tema era cosa contribuisce a creare una buona o cattiva ambientazionein un gioco di ruolo, ma siamo passati presto a parlare del cyberpunk ingenerale.

La cosa che mi stupisce sempre è che il cyberpunk era il futuro deglianni '80 e ancora oggi le persone ne attendono l'avvento. Certo, latecnologia che abbiamo oggi non è quella degli impianti e dellaimmersione totale nella rete. Abbiamo una tecnologia diversa, per certiversi inferiore e per certi versi superiore a quella teorizzata neilibri di Gibson, amici ed epigoni.

Ma il cyberpunk non è caratterizzato solo da una certa tecnologia. E',per me, uno scenario culturale, politico, economico e sociale. Adesso,oggi, siamo nel futuro degli anni '80 e secondo me adesso, oggi, viviamoin un mondo totalmente cyberpunk. E non solo: quei temi si mescolanocon altri, transumanesimo e biohacking per dirne due, che pure loroformano non tanto e non solo un costrutto teorico in cui ambientarestorie future, quanto la nostra quotidianità.

Da Wikileakes a Edward Snowden, da quello che l'Europa sta facendo allaGrecia a quello che Uber sta facendo agli stati fino a quello che glistati stanno facendo ai cittadini (non so se avete letto, ma le ultimedichiarazioni del Primo Ministro inglese David Cameron sembrano uscitedal playbook del Norsefire Party di V per Vendetta). Viviamo nel bene enel male in un mondo cyberpunk.

++Per favore, pubblicizza la newsletter con un tweet o un post sul tuosocial network preferito*. *Puoi usare questo testo se non vuoisforzarti di scriverne tu uno:Sono iscritto alla newsletter Apofenia. Imparo a ogni invio qualcosa dinuovo, anche se non sempre utilehttp://apofenia.voxmail.it/user/register++

Rallenta, rilassati, trova i tuoi spazi e i tuoi tempi e aiuta chi tista intorno a trovare i suoi.Alla prossima!

ANRoma2015

Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.