Chetteleggi: consigliare i propri libri preferiti e trovare nuove letture

by

Date lun 27 luglio 2015Tagsapofenia /libri /progetti /chetteleggi

libreria-pratchett

Ho creato Chetteleggi, unsito per consigliare agli amici i libri che vanno proprio letti. Adessoti spiego perché l'ho fatto e perché dovresti essere così gentile dausarlo e farlo usare ai tuoi amici.

E’ estate, come avrai senz’altro notato. Per me l’estate è semprestato il periodo delle letture intense, soprattutto negli ultimitempi, in cui arrivo a sera distrutto e ho perso il piacere delleletture serali, sostituito dal fastidio del libro o del tablet che microlla sul naso alla terza frase che provo a leggere.

Uno degli aspetti più belli della lettura è leggere libri consigliatidagli amici. E, ovviamente, condividere le gioie, le lacrime, lerisate, i pensieri e le riflessioni causate dalla lettura di un librocon un amico, consigliandoglielo o regalandoglielo, in modo che anchelui possa provare le stesse emozioni. E poi ne possiamo parlare assieme.

Il passaparola è sempre stato il modo in cui il concetto di “questolibro è bello e lo devi leggere” si è trasmesso nel modo più forte.Così forte che Neil Gaiman sostiene che la pirateria dei libri non èaltro che l’evoluzione delpassaparolae lo aiuta a a vendere più libri.Quindi, estate, letture, consigli. Stamattina mi sono svegliato conun’idea in testa e nove ore dopo (pausa pranzo compresa) e grazieall’intervento sul finale di un amico che mi ha evitato di caderevittima di BobbyTables,ho messo onlineChetteleggi.Chetteleggi serve a scambiarsi consigli di lettura: metti il linkalla pagina di amazon.it con il libro che vuoiconsigliare, scrivi poche frasi per spiegare perché quello è un libro daleggere e il gioco è fatto.

Perché? Facebook non basta? Voglio lanciare il Facebook dei libri? (oh,anobii esiste ancora, pensa!)A parte che il Facebook di qualsiasi cosa è Facebook, sì, è certamentepossibile scoprire e consigliare libri su Facebook.

Andiamo con ordine.Innanzitutto, mi sono svegliato stamattina con un’idea e staseraquell’idea era una cosa concreta, esistente nel mondo, usabile. Ah,che grande soddisfazione costruire qualcosa, seppure di digitale.

Io non credo che la programmazione sia la nuova alfabetizzazione e tuttidebbano saper programmare. Io non so programmare e se mi serve unprogramma assumo un programmatore. Come assumo un idraulico o unelettricista quando serve. Ma sono d’accordo che è molto importantesapersi sporcare le mani, avere idea di come funziona il software, che èqualcosa di sempre più incardinato nelle nostre vite. Per gli stessimotivi per cui non sempre serve assumere un idraulico o un elettricista.Non solo per risparmiare e non solo per il gusto del fai da te. Ma perun fatto politico e culturale: per sapere come funziona, che logichesegue, un programma. Perché programmi e algoritmi regolano sempre più lenostre vite. E’ importante rendersi conto di come nascono e sapere chesono frutto di una serie di scelte, e tutte le scelte sono perdefinizione politiche.

Poi ha ragione Cory Doctorow: vedere una macchina che fa quelloche tu le hai detto di fare grazie a un programma che hai scritto tu èuna grande soddisfazione. Soprattutto quando per te programmaresignifica cercare i pezzi di quello che ti serve sul web, martellarliinsieme e dargli un’aggiustata a occhio e a buon senso. Quando ho vistoche le API di Amazon e le API di Facebook facevano quello che volevo ioe che le pagine venivano come le io le avevo immaginate, ho fatto unapiccola (ma diciamo pure media) danza della vittoria. I gatti sonorimasti perplessi.

Infine, Facebook. Nonostante le apparenze e nonostante la funzione cheti mostra post dell’anno scorso chiedendoti se li vuoi ricondividere,Facebook non è fatto per la memoria. Quello che ci posti si perdecome lacrime nella pioggia. O nello stream, per essere più precisi. Lostream è il flusso ininterrotto di nuovi aggiornamenti, visualizzatiin ordine cronologico inverso, che ormai ci sembra il modo più familiareper assumere notizie e informazioni. Ma lo stream è, appunto, un flusso.Ininterrotto. Con il nuovo sempre in cima. Perché Facebook e tutti isocial network lo sanno bene: ci vuole sempre qualcosa di nuovo in cima,per trattenere la nostra attenzione dandoci una piccola dose didopamina, una piccola scarica di piacere per la novità e per la fuga,anche se solo per pochi istanti, dalla noia.Quindi sì, è possibile scambiarsi consigli e opinioni su libri suFacebook. E si possono anche avere discussioni interessanti. Ma soloadesso. Poi si perdono e ritrovarle è un delirio. Scorrono via.

Uno strumento come Chetteleggi invece rimane. L’idea è questa: potertornare con calma a rivedere dei consigli, senza l’ansia di perderlinello stream. Poter tornare sempre a rivedere i libri che ci hannocolpito, per vedere se siamo ancora d’accordo con noi stessi.

Ti chiedo, per favore, di usare Chetteleggi e spargere la voce tra ituoi amici. Voglio vedere come funziona, cosa c’è da sistemare, chesuggerimenti arrivano, quanto regge a un traffico intenso. So che cisono già delle cose da mettere a posto. Tipo: se anziché inserire unlink ad Amazon metti un link a youporn, il sistema l’accetta. Comeaccetta link ad oggetti in vendita su Amazon che non siano libri. Perora, per favore, non inserire link a youporn o altri siti che non sianoAmazon.it. E inserisci solo consigli per letture.

Nella tua vita puoi leggere solo un numero limitato di libri. Lo devi ate stesso che siano tutti libri che ti lascino qualcosa (vale pure perquelli brutti).

Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.