Di cosa parlerò quando parlerò di smart city in iLab LUISS

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Date gio 01 ottobre 2015Tagsapofenia /smart city

Una slide che uscirà dalla presentazione sull'Internet of Things cheho tenuto da Inarea per finire in quella sulle Smart City per ilworkshop che terrò allaLUISSè quella in cui metto a confronto Corviale, le Vele di Scampia eBarcellona. Che hanno in comune due esempi di degrado urbano con unadelle città simbolo del recente rinascimento spagnolo e al centro delreferendum che pare aver sancito la volontà popolare di chiederel'indipendenza da Madrid?

Corviale e le Vele soffrono di errori di progettazione comuni. Ma quelloche ha veramente bloccato lo sviluppo immaginato e ha gettato neldegrado questi luoghi, oltre al problema politico e culturale, è statala mancanza di denaro. A un certo punto sono finiti i soldi e leopere che dovevano dare un'anima ai luoghi e renderli vivi e abitabili,non semplici dormitori, non sono state realizzate. Come non sono staterealizzate le opere di manutenzione. Questo è un problema comune intutti i grandi progetti pubblici: il rischio che prima o poi finiscano isoldi e non si effettui più manutenzione è sempre dietro l'angolo.

E Barcellona? Incredibile a dirsi, i soldi sono finiti pure lì.Barcellona è stata per anni, a partire dallo splendido sforzo di puliziae ammodernamento per le Olimpiadi del 1992, un luogo di sperimentazionee avanguardia. La tecnologia è sempre stata bene accetta e i varigoverni della città hanno messo volentieri territorio e cittadini adisposizione di società grandi e piccole che volevano condurre test perle loro soluzioni innovative. Seguendo questo trend, Barcellona èarrivata a essere una celle città più cablate e connesse d'Europa e sicontende con Amsterdam e Berlino il titolo di smart city più smart delcontinente. Immagina quindi la sorpresa della platea dello SmartCities Expo World Congress 2013 quando Antoni Vives, vice sindacodell'allora sindaco di Barcellona sempre pronto a dare l'ok a qualchesperimentazione tecnologica, ha dichiaratoche “Odio i progetti pilota, se uno di voi (ce l’aveva con Microsoft ealtre compagnie tecnologiche) viene a vendermi un pilota, andatevene,non voglio vedervi. Non ne posso più di strade piene di strumenti. E’una perdita di tempo, uno spreco di denaro e non portano a niente.Servono solo a vedere qualcosa alla stampa e non funzionano. Datemisoluzioni reali che possano scalare subito.”

E questo era il vicesindaco di un sindaco amico delle corporazioni. Chesi è reso conto che i progetti pilota possono pure funzionare bene infase di test. Ma non sempre sono scalabili, non è sempre facileintegrare tra loro i vari sistemi, non sempre il costo per unaimplementazione a livello di intera città è sostenibile e, se lo fosse,non sempre i costi di manutenzione sono sostenibili.

Ada Colau, il nuovo sindaco di Barcellona espressione del movimentodegli Indignados ha completamente cambiato le carte in tavola. Non ècontro la tecnologia e la sua applicazione per rendere la città smart.Ma è contraria a progetti e implementazioni il cui unico scopo èpermettere alla compagnia che li ha installati di andare in televisionee dire “abbiamo fatto questo o quello!”, senza un reale vantaggio per lacittà.

Che è un po’ la stessa accusa di Vives. L’applicazione di tecnologia suscala urbana, per Colau, deve servire a creare non una smart city, madei cittadini smart, o empowered per rubare una buzzword a ForresterResearch. La tecnologia deve essere portata nei quartieri più poveri perportare beneficio a chi vive lì, non ai turisti che affollano il centro.

Io penso che passare dal concetto di smart city a quello di smartcitizen sia molto giusto e molto importante. La smart city implicacontrollo dall’alto, gli smart citizen sono cittadini che possono viveremeglio. Sì, mi pare un’idea migliore e sarà questa la linea di pensieroche proporrò nella lezione alla Luiss. Questa e il fatto che una cittàper essere smart, ovvero intelligente, non ha bisogno di esseretecnologica. Per esempio, il Campo deCebadaè molto smart.

Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.