Homeworking. Lavorare da casa come freelance

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Date mer 02 marzo 2011Tagsconsigli

Homeworking.

Penso che prima di spiegare come vivo il lavorare da casa, sarebbecorretto spiegare perché lavoro da casa. Siccome è una conseguenzadell’aver scelto la vita da freelance, dovrei prima spiegare perché sonoun freelance. E questo porterebbe via tempo e mi porterebbe a parlareanche di pirati, cow boy e astronavi e poi a dire qualcosa perrecuperare credibilità e sembrare un professionista e non uno che si stasemplicemente divertendo, poi dovrei dire che in effetti sì, ci si puòdivertire ed essere professionisti allo stesso tempo e facciamo notte.Quindi, credo sia meglio saltare le premesse e andare direttamente aparlare della mia esperienza come homeworker.

Però, questo va tenuto presente: che è una mia scelta. Come ogni cosa,il lavorare da casa ha i suoi pro e i suoi contro, che ognuno valuta amodo proprio. Io lo valuto in una certa maniera anche perché è una miascelta. Aggiungo che quando ho iniziato a lavorare come freelance elavorare da casa ero single. Ora non lo sono più, ma ancora non hofigli. Sono considerazioni importanti.

I vantaggi del lavorare da casa come freelance sono facili daimmaginare. Decido io orari e dress code, il posto di lavoro è a 17passi dal letto (li ho contati per scrivere questo articolo. Prima eranodi meno, ora c’è un tavolo in mezzo), niente spostamenti con mezzipropri o pubblici con conseguenti risparmi, non mangio fuori casa eanche qui c’è un bel risparmio, posso organizzare la mia postazione dilavoro come mi pare. Non devo sopportare colleghi che: ascoltano lastessa canzone di Gigi D’Alessio a ripetizione (in cuffia, sì, ma atutto volume); sospirano che la giornata è stata dura, ma per fortunastasera ci sono I Cesaroni in TV; cercano di coinvolgermi in discussionisu gnocca-intercambiabile del Grande Fratello; iniziano a lamentarsidella settimana di lavoro alle 9.35 di lunedì mattina; passano lagiornata a parlare dei fatti propri ad alta voce al telefono ecceteraeccetera (tutti casi reali, anche se non tutti capitati a me).

Io sono un freelance che lavora da casa. Ma ci possono essere anchedipendenti che lavorano da casa. A parte gli orari, tutto il resto èuguale. Ci sono anche creature leggendarie: freelance che lavorano inufficio. Non nell’ufficio di un cliente, ma proprio in un ufficio loro.Io ho scelto di non essere leggendario da questo punto di vista, ma ciho pensato e ci penso ancora.

L’aspetto strano del lavorare in casa, da solo, sono le altre persone. Aparte mia madre: ho fatto una certa fatica a farle capire che tra“dipendente in ufficio” e “disoccupato” ci sono tutta una serie diposizioni e che “freelance homeworker” è una di queste. Ma le mamme sonolì per preoccuparsi per i loro figli.

Le prime persone sono i colleghi. Ma non hai colleghi se lavori dacasa!, direte voi. Aha, infatti! E’ vero che non ci sono colleghi dasopportare. Ma neppure colleghi con cui fare quattro chiacchiere perspezzare la giornata, o a cui chiedere un parere su un pezzo che hoappena scritto, se un’idea ha senso, se ci sono refusi (ci sono semprerefusi). E’ vero che ci sono i social network, ma non è la stessa cosa.E’ un rapporto più mediato, che a volte costringe a scrivere più diquanto vorrei per dare contesto a una frase, un’idea, una battuta, osubire le conseguenze della mancanza di contesto. E poi la voce èimportante, lasciatelo dire a uno che scrive.

Poi ci sono i clienti e gli occasionali collaboratori. All'inizio erapiù semplice, potevo gestire tutto tramite telefono, Skype, e-mail e aloro poco importava se stavo lavorando da un’amaca nel giardino di unavilletta a Perth, o in un internet point a Lisbona (consiglio il WebCafé al 126 di Rua do Diario de Noticias: carino, tranquillo, apertotutto il giorno e con clientela giovane e da tutta Europa che si fermavolentieri anche per un aperitivo e quattro chiacchiere). Ora i progettisono più grandi e le cose sono diverse. L’incontro faccia a faccia èimportante, una riunione può essere (non sempre) più produttiva di centoe-mail. Forse è anche una questione di mentalità arretrata, non ancoraabituata alle possibilità del telelavoro, ma quando dico a un nuovocliente “incontriamoci” mi rendo conto che il suo tono di voce cambia emi prende più sul serio, apprezza il fatto che ci metta, letteralmente,la faccia. Un indirizzo fisico, una sede, fa acquistare punti, dàun’impressione di serietà, di struttura alle spalle e quindi dicapacità. Per questo mi è capitato di riflettere sull’opportunità o menodi avere un ufficio che non fosse casa mia. Per poter ricevere iclienti. A dirla tutta, il pensiero dell'ufficio e quello dell'amaca aPerth stanno ancora discutendo tra loro, da qualche parte nei recessidel mio cervello.

Infine c’è la mia ragazza. Che capisce benissimo che lavoro faccio ecome lo faccio, per cui quando gira per casa, o legge, o fa qualsiasicosa, la fa con tutta la (tanta) delicatezza di cui è capace per nondistrarmi e non mi disturba se non è veramente necessario. E però èstrano avere questa presenza con cui vorresti parlare e accoccolarti escherzare e doverla ignorare. Questo pezzo importante di vita privatache si aggira in quello che, negli orari rigorosi che cerco di darmi, èun posto di lavoro. A volte mi sento in colpa, senza neppure una ragioneprecisa, come la stessi trascurando. E in effetti la sto trascurando,anzi, la sto proprio ignorando, come ignoro tutte le altre distrazioniche offre la mia casa (se guardo alla mia sinistra vedo la batteria diGuitar Hero World Tour appoggiata alla libreria e un paio di libriancora da leggere su uno scaffale. Meglio chiudere questa parentesiprima che mi distragga). E insomma, è brutto ignorare deliberatamente econ impegno la propria ragazza. E’ facile farlo trovandosi in un ufficioa chilometri di distanza. E’ naturale: sei in ufficio, sei al lavoro,lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Ma quando io sono qui e lei è lìe tra qui e lì non ci sono più di due metri, le cose cambiano.

Homeworking non significa solo lavorare in casa. Significa anche che iltuo lavoro è dentro casa, annidato nelle viscere del computer, appostatodentro i raccoglitori. Spengo tutto, stacco tutto, mi butto sul divano.Ma i monitor e il computer sono bene in vista. Non una presenzaossessiva o ingombrante (beh, i monitor da 17 e 24 pollici un po’ sì).Ma una presenza.

Allora, lo confesso: io sono pigro. Ci ho provato a realizzare lapostazione da lavoro Ikea, tutta pulita e sgombra e senza cavi. Computerportatile, telefono senza fili, mouse. A fine giornata via tutto, lamattina tutto di nuovo fuori. Per una settimana. Poi ho iniziato alasciare tutto lì, tanto una controllatina alla posta e ai forum e oraai social network prima di dormire ci sta, no? E magari un’ultimachattata con un amico insonne. E poi la stampante e poi mi hannoregalato delle casse e i cavi sono aumentati e metti e togli, metti etogli questa giungla di cavi tutte le mattine e tutte le sere èstancante. E quindi, postazione di lavoro fissa. E se proprio devoingombrare, ingombro per bene. Quindi computer fisso, due monitor,tastiera. E poi faldoni e raccoglitori e i blocchi per gli appunti epenne, penne, penne. Insomma, un grosso, non grossissimo, ma grosso,angolo di salotto è diventato il mio ufficio. Voi dormireste nel vostroufficio? Ci passereste quasi ogni ora del giorno, escluse quelle delsonno e dei pasti? A volte è un po’ asfissiante. Ho una cantina ampia eluminosa, risparmio per farne un ufficio. Quindi prima o poi riuscirò aseparare fisicamente gli ambienti di lavoro e di vita, continuando alavorare da casa. Magari per chi non ha questa possibilità la postazionedi lavoro in salotto / cucina / camera da letto è una presenzafastidiosa e inevitabile. Poi magari c’è chi non ha la giungla di cavicon cui combattere e riesce veramente a far sparire tutto la sera.

Ci sono anche altri aspetti pratici da considerare nel lavorare da casa.Posso considerare le bollette come costi dell’attività? Il canone RAI?Ho diritto a qualche forma di incentivo, assistenza, tutela? Che succedese mi faccio male? Non sempre questi aspetti sono chiari. Io ho decisodi delegare tutto a commercialisti e consulenti, non ho tempo di pensareanche a questo. Ma un’informazione precisa non sarebbe male.

C’è la signora anziana che abita davanti a me che deve essere una cuocadi gran livello: ogni giorno verso l’ora dei pasti esce dalle suefinestre per entrare nelle mie un profumino di cucinato spettacolare.Questo non so se catalogarlo tra gli aspetti positivi o negativi dellavorare da casa, sicuramente è tra le esperienze e sicuramente me nevado a cucinare pure io.

Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.