Il futuro dell'istruzione

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Date mar 03 novembre 2015Tagsapofenia /corsi online /istruzione

Oggi ho per te due suggerimenti di lettura che ti faranno impiegaretutto il tempo che hai risparmiato non dovendo leggere le mienewsletter delle scorsesettimane. Però sono due letture molto importanti e si ricollegano alleriflessioni sull’istruzione online che ho scritto l’ultima voltache ti hoscritto.Siccome le letture sono lunghe, io sarò breve. Ti consiglio di leggerledue volte. Una pensando al tema specifico di cui trattano, l’istruzionemediata o fornita da computer e algoritmi. La seconda astraendo egeneralizzando, dato che gli algoritmi stanno diventando sempre piùparte della nostra quotidianità. E come sai, mi interrogo sempre sugliscopi di chi li programma e sulle effettive competenze nel programmarli.

Una classe del futuro

Il primo testo è un keynote di AudreyWatters,una ricercatrice nel campo dell'istruzione, in cui riflette sull’usodei computer nelle classi. Dati alla mano, l’educazione fornita dacomputer non sembra essere quella super iper mega ficata che era stataannunciata nel 2012, anno in cui i MOOC, i corsi online accessibili achiunque avesse una connessione internet, sono saliti alla ribalta comeil futuro dell’istruzione e hanno fatto scoprire al mondo un movimentoche in realtà era già in atto da parecchio tempo: quello di affiancareal maestro fisico un tutor digitale. Non solo professor computer nonpare fornire un’istruzione migliore agli studenti, nonostante in teoriapossa fornire un percorso di studio tarato sulle capacità e i progressidell’alunno. Ma addirittura impoverisce la formazione, badando solo acome si arriva al risultato e badando ad arrivarci solo seguendo unprocesso predefinito. Un processo diverso, ma che porta allo stessorisultato corretto, viene giudicato sbagliato. Gli studenti in praticavengono messi nelle mani di un computer che anziché essere per loro unostrumento rivoluzionario e di liberazione, diventa un arcigno maestroche li inquadra e li addestra a diventare risolutori di test. Più abeneficio delle scuole che vengono giudicate in base a quanti studentipassano i test e con quale media che per il beneficio degli studentistessi.

Il secondo testo, scritto facendo anche domande alla Watters, è unarticolo di Will Oremus suSlateche fa il punto sull’istruzione algoritmica. Ovvero un corso tenutoda un computer che, a parità di programma complessivo, tara le singolelezioni e gli esercizi sulle capacità di apprendimento dimostrate daciascuno studente. Parte descrivendola in toni entusiastici, ma rivelaben presto che sono i toni utilizzati da chi produce e vende i programmidi educazione. Passa poi ad analizzarne efficacia e risultati e ilquadro che emerge è molto, ma molto meno roseo e molto vicino a quantodescritto nel keynote della Watters.

Tra parentesi, la descrizione dell’aula con i bambini schierati davantiai monitor, simile sicuramente a quella rappresentata nella foto chevedi qui in alto presa dalle slide del keynote, mi ha ricordato il mioviaggio a Berlino nel 2004. Vagando per le strade di sera io e i mieiamici incappammo in un locale chiamato Automaton. Uno stanzone privo diqualsiasi decorazione, con un bancone che correva lungo tre dellequattro pareti e sgabelli a intervalli regolari. Attaccato alla paretedavanti a ogni sgabello c’era un monitor con delle cuffie, unagettoniera e una pulsantiera. Gli avventori passavano il tempo a versaremonete da un euro nella gettoniera per selezionare con la pulsantiera unqualche video musicale – i generi prevalenti erano punk,post-industrial, elettronico e metal - da vedere sul video e ascoltarecon le cuffie. Il tutto in perfetto isolamento e in un silenzio quasiirreale e completo, interrotto solo dal cigolio degli sgabelli su cui simolleggiavano gli avventori per seguire il ritmo o dallo stridio delleloro zampe quando chi vi era seduto sopra si spingeva indietro peralzarsi e andare a farsi cambiare qualche banconota al piccolo bancodietro cui si trovava una ragazza, unico personale del locale, o perprendere una birra al distributore automatico in un angolo. Inutile direche non era un posto particolarmente allegro. Anzi, te lo dicochiaramente: era proprio triste e falliva nello scopo principale di unlocale pubblico, accomunare le persone. Ma i pochi posti erano tuttioccupati, quindi soddisfaceva sicuramente un bisogno di almeno quelpugno di avventori.

Ecco, la foto usata dalla Watters in quella slide e la descrizionedell’aula per l’apprendimento algoritmico di Oremus mi hanno ricordatol’Automaton. Non è una bella immagine.

Rimanendo nel tema dell’istruzione, ma cambiando leggermente punto divista, ti sarà sicuramente capitato di leggere della maestra americanache ha dato un voto negativo a uno studente perché in un compito harisposto che 5 x 3 è uguale a 5+5+5, mentre la risposta corretta era3+3+3+3+3. Non può esserti sfuggito: era su tutte le bacheche diFacebook e nel colonnino di destra, detto anche il colonninodell’ignominia, di Repubblica e Corriere e immagino altri quotidiani.Tutta Internet si è sollevata contro la maestra, colpevole A) di essereignorante, perché per la proprietà commutativa 5 x 3 = 3 x 5 = 5 + 5 +5= 3 + 3 + 3 +3 + 3 = 15 e soprattutto B) di tarpare le ali al bambinoche ha trovato un altro modo altrettanto corretto di arrivare allarisposta. Questo articolo suMediumspiega che forse no, Internet, datti una calmata: forse ha ragione lamaestra e la riposta del bambino è sbagliata. Il fatto che il risultatosia lo stesso non significa che fosse quella la risposta da dare.

E’ estremamente interessante anche dal punto di vista linguistico: noi 5x 3 lo leggiamo cinque per tre, sottointeso volte. Quindi cinqueripetuto tre volte: 5 + 5 + 5. In inglese quella formula si leggeletteralmente “cinque volte tre” (five times three), quindi 3 + 3 + 3+ 3 + 3. Come sai a me queste cose piacciono da morire, ma è giusto uninciso.

Tornando all’articolo, in effetti penso a quando io insegno scherma:spesso, un po’ perché ci arrivano, un po’ perché lo hanno visto in giro,gli allievi arrivano a capire un certo movimento, una certa contromossamolto prima che io gliela spieghi. Ma quando succede, io li freno: senon hanno ben chiaro cosa succede in reazione a cosa e per quale motivo,l’aver intuito che da A si arriva a C è controproducente se noncapiscono bene come funziona B che sta nel mezzo e che poi si devonoaspettare D. Quindi, una cosa per volta, un passaggio per volta: allafine tutto sarà chiaro, ma vedendo ogni elemento al momento in cui vavisto.

Cosa vogliono dire questi tre articoli presi tutti insieme, qual è lasintesi? Ancora non lo so, ma qualcosa che mi pare essere in comune èquesto: una classe funziona meglio se a insegnare c’è un insegnantevero, che segue gli studenti sia come gruppo che individualmente. Ese gli studenti non sono isolati ciascuno con il suo set di esercizie attività determinate dall’algoritmo, ma si aiutano studiandoinsieme e spiegandosi le cose. Come avviene ora di fatto.

Ma l’istruzione come avviene ora ha dei limiti: la capacitàdell’insegnante di fare il suo lavoro. Il numero di studenti in unaclasse, che se è troppo alto impedisce di dedicare al singolo studenteil tempo e l’attenzione specifici di cui può aver bisogno. Il vincolospaziale e temporale: se vuoi fruire dell’insegnamento (soprattuttodell’insegnamento di un insegnante bravo) devi essere “lì e in quelmomento”. Il fatto che il sistema non è scalabile: un insegnante puòtenere un numero massimo di lezioni nell’arco di una giornata.

Questi sono tutti punti di partenza, pilastri per iniziare a costruireuna risposta alla domanda “qual è il futuro dell’istruzione”?

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Parlando di istruzione, ho tenuto l’incontro sulle smart city di cui tiavevoscritto.Tra un po’ i-Lab dovrebbe mettere online le slide. Appena sarannodisponibili ti avvertirò. C’erano poche persone, ma buone. Sono moltosoddisfatto di come è andata. Certo, mi riesce sempre più difficileparlare di algoritmi e Internet of Things senza dire che la reazionegiusta è quella di Mr.Robot:l’insurrezione anarchica. Eppure, più passa il tempo…

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Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.