Il mio intervento a "Internet of Everything: l’esperienza dell’utente al centro di tutto"

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Date sab 27 settembre 2014Tagsfuturo /internet of things /smartphone

Internet of Everything a#TodiAppyDayscon @fabiolallipic.twitter.com/412D2gUfLE

— AppyDays (@ppydays) 26 Settembre2014

Ieri sono stato invitato a partecipare al panel [**Internet ofEverything: l’esperienza dell’utente al centro ditutto**](http://www.appydays.it/programma/26-settembre/internet-of-everything-lesperienza-dellutente-al-centro-di-tutto)al [Todi Appy Days](http://www.appydays.it).

Dopo un'analisi molto interessante e condotta in maniera chiara eaccessibile su tecnologie e potenzialità dagli altri panelist, che perforza di cose ha toccato solo la punta dell'iceberg dell'argomento,l'ottimo moderatore Alessio Jacona mi ha passato la parola con questadomanda: "macchine che parlano tra loro e non parlano con noi: c'è unpericolo?"

Se il pericolo è la rivolta delle macchine, la cosa più vicina aTerminator che gira nelle nostre case è un Roomba. Fattore di timore:"un calcio e si ribalta". Sulle self drivingcarsarei più inquieto. Sul controllo di rotte aeree, semafori, erogazioneenergetica, pacemaker collegati a internet ci si può preoccupare.

Ma in realtà non ci sono motivi per farsi prendere dal panico. Dai tempidi Socrate (la scrittura distruggerà l'umanità minandone la capacità diricordare) ai primi commentatori ottocenteschi (i passeggeri dei treni avapore moriranno soffocati, perché la vertiginosa velocità di 30chilometri all'ora gli impedirà di respirare), l'introduzione di nuovetecnologie ha sempre visto queste due fasi:1) moriremo tutti a causa di questa diavoleria tecnologica2) non possiamo vivere senza

Sarà così anche per l'IoT.

@ancos parla dell'aspetto sociologicodell' Internet of Things a Todi@ppydayspic.twitter.com/oi2TkD2F0A

— Monica (@sopralluoghi) 26 Settembre2014

Cosa accadrà? Un'idea possono darcela una serie di ricercherecenti,che non c'entrano molto con l'internet of things, ma ci danno ottimispunti.L'introduzione degli smartphone e delle app di navigazione, Google Mapssu tutti, ha trasformato nel bene e nel male il nostro modo dirapportarci con lo spazio e pensare a come muoverci in esso.

Tanti anni fa, partii da Roma in auto, feci un giro delle maggioricattedrali gotiche francesi, passai per Mont Saint Michel e la forestadi Broceliande. Oggi che senza Goolge Maps non trovo la porta di casamia, mi chiedo come ho fatto a raggiungere ogni meta senza perdermiarmato solo di una mappa cartacea. E' un problema comune. Il vantaggiodi Google Maps e altre app di navigazione è che ci permettono discoprire il territorio intorno a noi, magari vendendolo arricchito dainformazioni che uno stradario non riporta. Lo svantaggio è che perdiamola capacità di orientarci e ragionare in maniera spaziale, demandandoquesta funzionalità che era del nostro cervello all'intelligenza nellarete. Questo non è un problema solo per il movimento nello spazio, maanche per il movimento nella nostra testa, la capacità di ordinarepensieri e ragionare.Non è un bene o un male, semplicemente è. Quanti di voi si ricordano unnumero di telefono?Il cervello è un muscolo: quando smettete di usarlo, perdetefunzionalità.

L'internet of things oggi è solo una promessa vaga. Ci sono una serie didevice intelligenti, ma per la maggior parte comunicano con noi, non traloro. Siamo noi l'hub che fa da tramite tra i vari pezzi.Quando le macchine comunicheranno, ma soprattutto prenderanno decisioni,tra loro e ci mostreranno solo il risultato, noi saremo esclusi da unaconversazione, cioè da un processo, e poi saremo disabituati a esserneparte.Detta così, sembra una minaccia, ma come ho detto, è la normaleinfluenza della tecnologia sull'umanità.

E' necessario, o meglio sarebbe opportuno, essere consapevoli di unpaio di cose.Le macchine prendono decisioni in base a regole. Chi programma questeregole? Anche dietro a un esempio scemo tipo l'agenda che comunica inostri impegni all'armadio, che manda alla lavatrice gli abiti piùadatti per gli appuntamenti del giorno dopo in modo che li troviamopronti la mattina prima di uscire c'è un atto che non esito a definirepolitico: la decisione e poi la programmazione da parte di qualcuno diquale sia l'abito più adatto per ogni occasione.Le decisioni vengono prese in base a informazioni. Chi decide qualidati devono essere raccolti, come devono essere processati e analizzati,come vengono trasformati in informazioni? Chi garantisce che i datisiano raccolti correttamente? Che siano raccolti solo quelli cheservono? Che vengano interpretati correttamente?Sono questi i discorsi che avvengono tra le macchine, e prima che lemacchine parlino tra loro, da cui verremmo esclusi e che non saremo piùabituati ad affrontare.Di nuovo, non è un campanello d'allarme, è come vanno le cose.

Delegare parte delle nostre funzioni cerebrali alle macchine cirenderà meno capaci di fare qualcosa, ma ci lascerà tempo ed energie perfare e pensare ad altro, tra cui cose che prima non si potevano fare opensare.Fare e pensare cosa?Alcuni dovranno pensare a cercare un nuovo lavoro.Molti avranno più tempo per stare su Facebook o quel che sarà.Pochi avranno ispirazione, volontà, tempo, energie, strumenti eopportunità dall'esterno per poter creare qualcosa di nuovo e far fareun altro passo avanti all'umanità, ricominciando il processo "moriremotutti - non possiamo vivere senza."Al tavolo con me c'erano tra gli altri il CEO diOpenPicus Claudio Carnevali e la CMO diAtooma Gioia Pistola. Loro, e altri come loro,sono contemporaneamente persone che "hanno fatto" e persone che hannocreato strumenti che permetteranno ad altri "di fare". Va bene così, ènormale così: abbiamo tempo e risorse, poi ognuno le usa come vuole egiudicare ci porterebbe alla classica domanda se trae più godimentoSocrate dal parlare un'ora di filosofia o il contadino a giocare a carteper un'ora.

Tutto sommato a noi bastano un Henry Ford, un Tim Berners-Lee, uno SteveJobs, un Mark Zuckerberg (e i tantissimi, importantissimi emuli eimitatori che seguono i loro passi e la loro ispirazione) per andareavanti. Gli altri sono utenti.Se fossero utenti consapevoli sarebbe meglio.

Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.