Internet ha fallito il suo scopo?

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Date lun 10 agosto 2015Tagsapofenia

— Questo testo è apparso in originale come ottavo invio dellanewsletter Apofenia

Buongiorno da Roma, ci sono nuvole nel cielo e nuvole nella mia testa.Raggi di sole filtrano in entrambi i luoghi. Questa settimana,riflessioni serie su internet e sulle sue promesse. Che non stannovenendo mantenute. Ma poi, queste promesse, chi le ha fatte?Oggi è lunga. Mettiti comodo.Il punto di partenza, non ci crederai mai, è questanotizia:un simpatizzante del Movimento 5 Stelle ha scritto a Vito Crimi persegnalare che il pavimento di casa al ritorno dalle vacanze erasporco e che il figlio che cammina scalzo ora ha i piedi neri. Dadove viene questa polvere? Cosa c’è nell’aria? Cosa respiriamo? Bisognacontrollare! Gombloddo!Seguono perculamenti a Crimi e grandi premi GAC al papà del bambino coni piedi neri.Ma anziché seguire l’istinto e giudicare a pelle, fermiamoci un momentoa riflettere. Perché questa notizia apparentemente buffa dimostra chele promesse di Internet sono in parte fallite.Leggiamo con attenzione. Il padre non dice che è strano che ci siasporco per terra. Dice che non c’è il solito sporco, ma un tipo dipolvere diverso.

Ora, ci possono essere molte spiegazioni valide sull’origine di questapolvere. Ne ipotizzo una: un vicino si è comprato il barbecue, ha fattouna festa in terrazza e il vento ha portato la fuliggine in casa. Neipotizzo un’altra, per esperienza personale. Se mi leggi da un po’,ricorderai che qualche settimana fa ho accompagnato mia madre alpaesello natio. Appena arrivati a casa si è lamentata della polvere, piùabbondante e diversa dal solito. La causa di questa polvere lei laconosce benissimo: il corso principale è stato pedonalizzato e ora iltraffico in uscita dalla città, comprese le corriere del trasportoextraurbano, passano sotto le sue finestre.Il nostro padre preoccupato prima di scrivere una mail allarmata a Crimiavrebbe potuto chiedere in giro, a un vicino o a Gogole, per sapere seera cambiato qualcosa, successo qualcosa durante la sua assenza. Ma nonlo ha fatto. Per una ragione semplice: ha paura.Che un padre si preoccupi per la salute del figlio è del tutto naturale.Ma come ci insegna Dune, “La paura uccide la mente. La paura è lapiccola morte che porta con sé l'annullamento totale.” E che cosa causae che cosa alimenta questa paura? Disinformazione, pregiudizi,preconcetti.Ed ecco il primo fallimento della rete, la prima promessa di internetnon mantenuta. Il web doveva mettere fine a disinformazione,pregiudizi, preconcetti, ignoranza permettendoci di accedere a tutto loscibile umano. Gli smartphone mettono letteralmente tutta la conoscenzadel pianeta a portata di mano. Il latte fa male? Le scie chimiche sonoreali? L’austerità aiuta a risolvere i problemi economici delle nazioni?Il politico che si lamenta tanto di una legge, l’ha votata pure lui ono? Hanno cambiato qualche senso di marcia vicino casa? Ricerche, studi,analisi, articoli, delibere comunali, tutto a portata di mano perinformarci, per poter finalmente capire. Per mettere fineall’ignoranza, alla paura, ai preconcetti.Il problema, che non è un problema ma è il bello di internet, è cheperò oltre a tutto quello che dovrebbe sconfiggere l’ignoranza, sulweb si trova anche tutto quello che l’alimenta.

Trascuriamo il discorso sull’autorevolezza delle fonti e parliamo dibiascognitivi.Uno degli errori cognitivi più comuni è il bias di conferma. Ovveroquello per cui non cerchiamo informazioni per formulare un giudizio,ma per trovare la conferma a un’idea che già abbiamo.Su internet è molto facile trovare dati e informazioni che confermanoquello che pensiamo, qualsiasi cosa pensiamo. Ma non solo: su internetpossiamo anche trovare facilmente altre persone che la pensano come noi,rafforzando le nostre convinzioni. Perché uno può essere l’unico apensare una cosa, ma tanti no, la massa non sbaglia!E quindi, il nostro papà preoccupato ha notato un evento, lo hainterpretato utilizzando il suo bagaglio culturale, che è stato validatodalle informazioni che ha trovato sulla rete, e si è rivolto a qualcunoche ha idee e pensieri in sintonia con i suoi.

Internet è un moltiplicatore. Se cerchiamo conoscenza e verità cipermette di trovare tutta la conoscenza e verità che cerchiamo moltovelocemente e ci permette di comunicare con persone affini a noi. Secerchiamo sospetto, pregiudizio e dietrologia, uguale!In entrambi i casi, gli effetti vengono magnificati dalla quantità diinformazioni e dalla capacità di connessione con altri che ci vengono dainternet. Ovviamente, sempre per il discorso del bias cognitivo, tutticercano (credono di cercare) conoscenza, nessuno cerca deliberatamenteidiozie per alimentare attivamente la propria ignoranza (intesa come nonconoscenza).

Quindi la visione tecno deterministica per cui internet ci rende piùinformati (nel senso di: ci dà una migliore e più approfonditaconoscenza di ciò che è vero, di come stanno le cose, di come funzionail mondo) è sbagliata. E’ più giusto dire che internet ci permettedi trovare facilmente molte informazioni. Che queste ci rendano piùinformati o più disinformati dipende da noi e dalla nostra voglia ecapacità di giudicare ciò che troviamo, e qui conta la valutazione dellefonti, e mettere in discussione le nostre idee e preconcetti persfuggire al bias di conferma.

Notate come quelli che commentano con ironia il post del papàpreoccupato non sono usciti dal loro bias di conferma, ma hannosemplicemente fatto l’equazione “complottismo + Crimi = la risataquotidiana”. Non è che una parte della rete ha sempre ragione e l’altrasi copre sempre di ridicolo!L’altra grande promessa di internet è che ci avrebbe reso tutti piùliberi. Perché più informati, in grado di esprimere la nostra opinionee comunicare con altre persone affini a noi, trovare opinioni e personediverse, confrontarci e crescere, lanciare la nostra attività e averebenessere economico, sfuggire al gioco delle corporazioni che ci diconocome vestire, cosa mangiare, cosa leggere e guardare per divertirci eformare il nostro pensiero. Conoscerete la verità e la verità vi faràliberi!Ma se internet può essere un moltiplicatore di ignoranza, può essereanche un moltiplicatore di mancanza di libertà. Perché amplificaquello che ci rende soggiogati e sottomessi.Si parla tanto di 1984 e di come la distopia descritta da Orwellstia diventando realtà: false informazioni, paura, sorveglianzacontinua, verità nascoste. Tra le rivelazioni di WikiLeaks e quelle diEdward Snowden viene fuori che viviamo nella versione cyberpunk di1984.L’altro grande romanzo distopico di cui tutti si dimenticano sempre èIl MondoNuovodi Aldous Huxley. Anche lì la popolazione è controllata, ma in modocompletamente diverso: lì quella che si crede la classe dominante vivetra continui piaceri e intrattenimenti. L’impegno non è soffocato, èdistratto. La verità non viene nascosta o falsificata, viene sommersa inun mare di notizie più accattivanti. Gossip, foto di cibo, CandyCrush, Netflix e tutta la TV che si possa desiderare. Notate che per noiche lo leggiamo, Il Mondo Nuovo è una distopia, ma per gli Alphadescritti nel libro, la loro è la migliore delle vite possibili,un’utopia. Ma pure per i cittadini perfettamente integrati nel sistema,quello del Grande Fratello è il migliore dei mondi possibili!Internet doveva renderci liberi e chi ha vissuto la primavera arabanelle piazze egiziane e usava la rete per organizzarsi e comunicare efar sapere al mondo cosa stava succedendo, lo ha sicuramente visto comestrumento di libertà. Dopo quella rivoluzione, ne hanno dovuta fareun’altra per liberarsi del nuovo presidente, democraticamente eletto,espressione di una verità e di una libertà evidentemente non troppovere, non troppo libere, ma molto ben comunicate e in grado di farepresa sugli elettori.Le due promesse, renderci più informati e renderci più liberi, sonofallite. In parte. C’è chi è effettivamente più informato e piùlibero. C’è chi è stato reso meno informato e meno libero. Non ha fattola scelta giusta, o non si è reso conto di avere una scelta o proprionon gliene fregava niente e secondo lui siamo noi a essere piùdisinformati e schiavi del regime, delle corporazioni, di noi stessi, diqualcosa. E il fatto che siano fallite in parte vuol dire che noisappiamo di più e siamo più liberi, ma loro no. Loro hanno deciso dirimanere nell’ignoranza. E il bello è che loro possono dire la stessacosa di noi, perché secondo loro siamo noi quelli che vanno dietroa sciocchezze e si fanno illudere e ingannare.

Ma queste promesse chi le ha fatte?Non internet, che è uno strumento e, in quanto tale, non può farepromesse e può essere usato per il bene o per il male. No, le promessenon le fanno le tecnologie e i protocolli di comunicazione, le fanno lepersone. Che interpretano quelle tecnologie e quei protocolli in unacerta maniera, gli associano certi valori e certe potenzialità. Stasuccedendo la stessa cosa con lablockchain.Quelle promesse ce le siamo fatte da soli o le hanno fatte personecome noi e noi ci abbiamo creduto.E’ la natura umana, la solita natura umana. Che ha sempre portato aquesta situazione, indipendentemente dal periodo storico e dalletecnologie. E’ una pia illusione il dettato del tecno determinismo duro,che dice che la tecnologia migliorerà finalmente la vita di tutti. Iltecno determinismo soft dice solo che la tecnologia cambia la vita ed ècorretto: ma è anche una banalità.E quindi? Come salviamo internet? Bisogna salvare internet? A tuttaquesta parte cupa, quale parte positiva e propositiva segue?Non lo so. Per ora nelle mie riflessioni arrivo qui, non ho e nonvedo una soluzione. E quindi sono triste.Vedo altre persone con cui ho grande sintonia, come AdamGreenfield(iscrivetevi alla suanewsletter)e HosseinDerakhshan(sei anni in prigione perché bloggava, esce e si trova Facebook) chestanno giungendo alle stesse conclusioni, ma ancora non trovo e non vedouna proposta, una soluzione. Per ora quello che sappiamo è dove nontroveremo la soluzione: non la troveremo in più tecnologia e piùalgoritmi.

E non la troveremo neppure con gli estremismi: solo facendo gliintellettualoidi superimpegnati o solo cercando leggerezza edivertimento. Ci vuole una sana via di mezzo.

La prossima settimana cercherò di essere meno pensante e pesante!

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Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.