Settimana 256: Smart City Guerrilla

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Date lun 05 settembre 2011

LavagnaQuellaappena trascorsa è stata una settimana piena. Lo capite anche dal fattoche riesco a scrivere solo oggi il post per la settimana 256.Non so voi, ma io ho sempre considerato settembre molto più di gennaiocome "inizio anno". Sarà per via del rientro a scuola dopo le vacanzeestive. Quindi settembre mi pare più appropriato di gennaio perripulire, riordinare, fare spazio e preparare nuovi progetti. Lasettimana scorsa è voltata per queste attività.

Dopo aver svuotato e liberato, mi sono messo davanti alla lavagna. Hoscritto in rosso "Cose che mi piacerebbe fare" e ho elencato tuttele idee e mezze idee che mi sono frullate per la testa negli ultimimesi. Si tratta di progetti nati un po' dalla mia curiosità, un po' dasuggestioni raccolte durante l'anno (in senso scolastico) passato.

Non so quali e quanti di questi progetti vedranno veramente la luce. Disicuro non possono realizzarli da solo: non ne ho le competenze. Hovoluto fare il visionario? E ora tocca trovare qualcuno in grado diprogrammare. E usare unsaldatore

Fino a ora ci sono sei nuove idee sulla lavagna. Dopo averle scritte hocontrassegnato con una "D" quelle che come output hanno un prodottodigitale, con una "F" quelle che hanno come prodotto un oggettofisico. Alla fine ci sono tre D e tre F. Manco a farlo apposta. Inrealtà uno dei progetti l'avevo contrassegnato come D/F all'inizio, maripensandoci è decisamente D.

Il risultato di questo esercizio non sono solo sei progetti interni.Come ho detto, si tratta del frutto di suggestioni che ho assorbito,elaborato e sistematizzato sotto forma di prodotti da realizzare.Scrivere mi ha aiutato a capire cosa penso.

Ecco quindi i semi delle mie idee, ricavati spacchettando i progettiscritti sulla lavagna.

  • Le "Smart Cities" (non mi avventuro nella definizione, diciamo lecittà che utilizzano la tecnologia per aiutare i cittadini a viveremeglio - e pure qui ci sarebbe un oceano di definizioni - fornendo unservizio o incoraggiando un comportamento) devono nascere dalbasso.Nascere dal basso significa varie cose, secondo me.Gli strumenti che rendono una città smart devono risolvere un problemaconcreto e quotidiano dei cittadini (ho scritto volutamente cittadini enon utenti). Non del Comune, non di qualche ente. Dei cittadini.Corollario: gli strumenti vengono adottati per utilità personale, nonper il bene comune. Il fatto che dall'adozione ne derivi un beneficioper la collettività è una conseguenza. Pensate ai sensori checontrollano in tempo reale il consumo elettrico per permettere digestirlo al meglio. O anche solo alla sana abitudine di spegnere glielettrodomestici anziché lasciarli in stand by. I cittadini utilizzanoquesti strumenti e queste buone pratiche perché ne hanno un beneficiodiretto: risparmiano sulla bolletta elettrica. E per questo la maggiorparte dei cittadini adotta queste pratiche. Quelli che lo fanno pensandoprima al beneficio della comunità sono pochi e non sono loro che vannoincoraggiati ad adottare strumenti che rendono la city smart.Dubito che sia possibile, o auspicabile, creare una singola piattaformache renda la città intelligente. La "smartizzazione" (premio peggiorneologismo del mese) è una conseguenza di una rete di strumentiseparati, ma costruite a partire da standard, che entrano in sinergiatra loro.Questi strumenti vanno creati con la collaborazione dei cittadini, operché ne suggeriscono le funzioni o perché vengono creati direttamenteda loro.Se dovessi fare un paragone, direi che la città è uno smartphone e glistrumenti che la rendono smart sono le applicazioni disponibili suimarket. Lo smartphone in questo caso non va inventato, le città esistonogià, vanno ottimizzate. L'ecosistema che gli dà valore sì, vainventato.Non penso che saranno gli sforzi di IBM o altra grande azienda che fannocadere innovazione dall'alto per migliorare la città a portare allasmart city, ma saranno gli sforzi di piccoli workshop concentrati sulcittadino.

  • Gli smartphone che abbiamo in tasca sono dei gadget fantastici edovrebbero essere oggetto di convergenza per una serie di strumenti eattività. Se non avete in tasca uno smartphone, vi prego, venite anchevoi nel meraviglioso e futuristico mondo del 2011, ci vogliono menosoldi di quanto pensiate. E vi assicuro: ci potete fare le cose scrittesopra, quelle che migliorano la vostra vita.Detto questo, io penso comunque che ci sia spazio per piccoli oggetticonnessi (ma non necessariamente via Internet, vedi capacità degliStati di intercettare e bloccare il traffico), non più grandi di unportachiavi (o meglio, agganciabili a un portachiavi), che svolganouna singola precisa funzione. Questa funzione permette di viveremeglio la città o di contattare semplicemente i nostri amici. Ovvero, èuna funzione di ambito locale.

  • Per essere chiari: aborro le splinternet, ma Internet non è il solocanale di trasmissione voce e dati.

  • E a proposito di quanto detto sopra: perché vi siete dimenticatitutti dei walkie-talkie? Non hanno la versatilità di uno smarthpone,ma sono ottimi per svolgere alla perfezione una singola, precisafunzione.

  • C'è bisogno di un rinascimento della manualità. La gente devere-imparare a costruire cose. Il movimento del make e del fai da te nondeve essere una roba da hacker, ma alla portata di chiunque. In effetti,le barriere all'ingresso sono sempre più ridotte, basta un po' di buonavolontà. E' possibile democraticizzare la produzione di oggetti.

  • Le mappe, gente. Le mappe sono una cosa pazzesca.

  • La realtà aumentata sarà sempre più mainstream. Ma è importante capireche non si può e non si deve aumentare solo la vista. Per esempio:stimoli audio e tattili potrebbero già ora essere usati per un prodottoutile. Al momento il problema della realtà visiva aumentata è chenecessita di un visore o del cellulare tenuto ad altezza occhi.Immaginatevi di passeggiare per Piazza di Spagna con un visore o colcellulare davanti agli occhi. Si, apparireste ridicoli. Immaginatevi difarlo con degli auricolari, o con una fascia che dia feedback tattileavvolta intorno a un braccio. No, non dareste nell'occhio.

  • E a proposito di cuffie: esistono. Quindi perché il form factordegli smartphone è ancora fermo al 19° secolo? Una cornetta? Perchéuna cornetta? Smontiamolo e distribuiamo i pezzi. Batteria più capiente,schermo più grande, nessun ingombro in tasca.

Questo è quanto. Vediamo che succede.

Link della settimana, strettamentecollegati al post: urbanismo, costruire cose.

Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.