Settimana 260: il web non è democratico

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Date ven 30 settembre 2011

Dirò una cosa a proposito del nuovo Facebook (vale anche per il vecchio,vale anche per Google, Twitter, tutti): se non stai pagando per averequalcosa allora non sei un cliente, sei il prodotto in vendita.

Non è particolarmente originale, è quello che hanno detto più o menotutti i commentatori, riferendosi al nuovo sforzo di Facebook perspingere gli utenti a imbottire i loro profili e i database del sito coiloro dati personali. La nuova Timeline permette di inserire eventi dellenostre vite accaduti prima della nostra inscrizione. Dalla nascita di unfiglio alla morte del criceto a quella volta che ti sei rotto unbraccio.

Bisognerebbe fare un discorso sulla privacy e su come siamo più o menopronti a rinunciarvi, o meglio: a usarla come merce di scambio perottenere i servizi di Facebook (di Google, Twitter, tutti),trasformandoci nel prodotto che Facebook vende ad aziende einserzionisti, dati demografici. Questo discorso lo hanno fatto inmolti, una versione sintetica ed efficace è quella di Cory Doctorow. Quic'è unasintesi,ma vi consiglio di prendervi venti minuti e guardare il video. Io viaspetto sotto.

Visto? Bene.Voglio sottolineare un aspetto, già messo in luce da altri. Con lemodifiche che entreranno in vigore nei prossimi giorni, Facebook spostal'attenzione dalle pagine alle applicazioni.Grazie all'Open Graph sarà più semplice per le applicazioni fare datramite tra gli interessi di una persona e il brand o gruppo di personeche possono (o così affermano) soddisfarli.Ma non voglio parlare neppure di questo, lo hanno fatto già in tanto emeglio.Voglio parlare della democraticità della cosa.

Io non credo che il web sia democratico. Credo che sia libero. Credo chela sua libertà oggi sia messa in pericolo da chi vuole creare recinti,da chi vuole decidere come e quando si possa accedere e dove si possaandare. Ma credo che sia ancora libero.Ma non credo che sia democratico perché non siamo tutti uguali.

All'inizio c'era solo il web. E l'idea era che chiunque poteva ottenereil suo spazio e la possibilità di farsi ascoltare. E magari fare soldicon una buona idea. Oggi ci sono le applicazioni, per Facebook, per glismartphone. E l'idea è che chiunque ha la possibilità di crearne una eottenere il suo spazio. E magari fare soldi con una buona idea.Ma nonostante quello che dice Google, non sono i contenuti di qualitàchevi faranno avere l'attenzione del mondo. Al massimo avrete quella delvostro circolo, più o meno grande, di amici e contatti. Ma per chi nonvi conosce arriverete sempre dopo rispetto a chi può spendere 20.000Euro in SEO.Nonostante l'idea per la vostra applicazione possa essere splendida, chipuò investire 50.000 Euro in sviluppo e promozione avrà sempre unvantaggio rispetto a voi.E se non vogliamo parlare di soldi, parliamo di tempo: chi, per mestiereo possibilità, ha più tempo da dedicare alla promozione di se stesso,avrà le luci della ribalta.E quindi, con l'Open Graph a regime, sarà chi può investire di più,soldi o tempo, per realizzare l'applicazione migliore che sarà in gradodi indicarvi (di decidere per voi) chi può soddisfare meglio le vostreesigenze.

Io credo che il web debba essere libero e democratico.Sta a noi assicurarci che sia così. Con azioni concrete. Con lo sviluppodi strumenti che permettano di far emergere contenuti validi per ciò chesono, non per il SEO che c'è dietro.I migliori in quanto uno strumento democratico, tecnologico o fondato suprocedure seguite da persone, determina che sono i migliori, non imigliori secondo l'algoritmo di Google.

Il confine tra digitale e reale è sempre più labile. Si tende a cercareil punto in cui il digitale scivola nel reale. Ma bisogna fare anche ilcontrario: l'esigenza di privacy, libertà, democrazia che diamo perscontata e pretendiamo nel mondo reale deve entrare nelle nostreabitudini digitali.L'obiezione, corretta, è che Facebook (e Google, Twitter, tutti) èun'azienda privata, persegue i suoi scopi, ha le sue regole, non obbliganessuno a iscriversi. Questo non è sbagliato di base, ma lo diventa nelmomento in cui la nostra percezione di ciò che è in gioco viene confusaal punto che non diamo più valore alla moneta con cui stiamo pagando iservizi: la nostra privacy, la storia della nostra vita.

Se pensate che nulla in questo post abbia a che fare con il marketing ela comunicazione avete un disperato bisogno di assumermi.

Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.