Settimana 275: tutti odiamo il transmedia storytelling fatto male!

by

Date ven 13 gennaio 2012Tagsdigital storytelling /smartphone /transmedia storytelling

Ho letto questo articolo: "Why Everybody Hates The Ending Of THE DEVILINSIDE",che fa riferimento a un altro articolo con lo stessotitolo.Vi consiglio di leggere articoli e commenti.

Negli articoli viene criticato il film The Devil Inside, un horror stilefound-footage. Ovvero quel tipo di film la cui premessa è "abbiamotrovato questa cinepresa nel luogo in cui è scomparsa della gente,vediamo che è successo". E' uno dei tanti nipoti di The Blair WitchProject, un horror che cerca di spacciarsi per una storia realmenteaccaduta.

Il lungo copia e incolla che segue, soprattutto la parte finale colriferimento all'ultimo film di Star Trek, ci fa da premessa a dueconclusioni fondamentali. Ho già parlato dellaprima,la seconda la elaboro qui.

Vediamo prima le critiche.

The ending alone is stupid enough, but what compounds that is thatimmediately after an out-of-the-blue finish, a title card comes uptelling people they can "follow the continuing investigation atTheRossiFiles.com."[...]As it stands, though, the text reads like Paramount is directing youto a website to see the end of the film. That isn't the case - thewebsite is really just some immensely boring viral marketing crap thatyou usually see BEFORE a movie, not after. The movie's ending is theending, and there isn't some secret reel of footage to be discovered.But by the time anyone discovers that it's far too late - they alreadyhate the film.

Da qui si passa a una critica del transmedia storytelling:

This, by the way, is the inherent danger of transmedia, somethingwhich tends to really only appeal to obsessives and marketing people.Transmedia is a story that continues over multiple platforms, such asvideo games, websites or cartoons. The problem with transmedia is thatmost audience members don't want to be bothered seeking out the restof the story; they want to consume the story in one sitting in oneformat. There will be some diehards who seek out The Animatrix or TheBlair Witch websites, but most people want to go see a movie and geteverything there. There's a contract between audience and studio thatwe will accept a certain level of open-endedness to facilitatesequels, but nobody wants to pay ten bucks or more just to be told therest of the story must be purchased elsewhere. The audience sees thatas cheating.

A cui Bitter Script Reader aggiunge la sua opinione:

An audience shouldn't have to seek out "extended universe" tie-ins inorder to get closure on particular elements. I don't see anythingwrong with having such things that enhance the film (the last StarTrek film had a tie-in comic book miniseries that led into the film,but I've spoken to dozens of viewers who enjoyed and understood thefilm while remaining completely ignorant of the existence of saidtie-in) but the audience should never feel like the tail is waggingthe dog in those cases.

Le critiche sono corrette. MA il problema non è il transmediastorytelling in sé, è il transmedia storytelling fatto male. E in TheDevil Inside ci sono due errori gravi.

Le due conclusioni quindi.

La prima: transmedia storytelling significa usare diversi canaliper raccontare diverse storie collegate tra loro. L'insieme delle storieci dà una visione complessiva del mondo, del setting.

Diverse storie, ciascuna che inizia, si sviluppa e termina su un canale.Non diverse parti della stessa storia, distribuite su diversicanali. Questo è l'errore che fa odiare questa tecnica narrativa aBitter Script Reader e a Badass Digest. Bitter Script Reader se ne rendeconto in una maniera che forse sfugge a lui stesso quando parla delfumetto che fa da premessa alle vicende dell'ultimo film di Star Trek.

L'oggetto di una narrazione transmediale che non fa venire vogliaall'audience di venirvi a cercare sotto casa con torce e forconi è unmondo. Se l'oggetto della narrazione è un'unica storia e per fruirlacompletamente devo saltellare tra diversi canali, allora torce eforconi.

Pensate in maniera globale. Pensate a una serie TV, una serie di romanzie una serie di fumetti in lingua italiana. Se volete che la vostrastoria venga fruita da un pubblico di lingua inglese sarà necessariotradurre e doppiare tutto. Ma che garanzie ci sono che tre entitàdiverse, un canale TV, un editore di libri e un editore di fumetti,acquistino le varie parti della vostra opera? Le traducanocontemporaneamente?Magari la vostra storia inizia in TV, prosegue nei romanzi e si concludenei fumetti. Ma tradurre un fumetto è più rapido che tradurre un romanzoe rischiate che la conclusione arrivi sul mercato prima della partecentrale della storia.Non è un'impresa impossibile. Ma richiede uno sforzo organizzativocomplesso. Molto più complesso dell'avere tre storie separate, fruibiliciascuna per conto proprio, ma collegate. E soprattutto, non costringechi vuole seguire la vostra storia comprando tre (o più) prodottidiversi.

Il problema potrebbe non essere di localizzazione, ma tecnologico: aveteuna parte di storia che si sviluppa su Foursquare ma non avete pensato aquanta gente effettivamente ha a disposizione uno smartphone con pianodati illimitato (è un discorsofamiliare,vero?).

La seconda conclusione. Questa fa male alla gente di marketing, ma èsacrosanta verità. La fruizione di una narrazione transmediale deveessere opzionale. Non ci sono garanzie che qualcuno segua lanarrazione su tutti i canali su cui si sviluppa. Magari per mancanza diinteresse per un dato media, magari per barriere tecnologiche,linguistiche, di tempo libero a disposizione, di denaro. Quale che siail caso, è certo che solo una piccola parte di pubblico seguirà lanarrazione su tutti i canali. Quindi ciascuna storia sviluppata suciascun canale deve essere autosufficiente.

Cosa possiamo fare per aumentare le possibilità che ciascuna storia eciascun canale ricevano attenzioni? Scrivere storie coinvolgenti, crearepersonaggi interessanti. Allora il pubblico avrà voglia di esplorare ilmondo, di sapere cosa è successo prima, dopo, durante, di seguire lastoria che ha per protagonista un personaggio che ha un ruolo secondarioin un'altra storia.

Detta con meno parole, bisogna offrire storie di qualità.

Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.