Settimane 189 - 290: i traguardi sono punti di partenza

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Date mer 25 aprile 2012Tagsconsigli /copywriting

Però, 290 settimane da freelance...

Siccome non amo rendermi la vita facile, quando ho deciso di diventareun freelance ho anche voluto provare a vivere da nomade digitale,lavorando ovunque ci fosse un collegamento a Internet. La prima tappadel mio viaggio è stata l'Australia.Siccome sono italiano dentro, però, non ho resistito al richiamo dellafamiglia: sono tornato a Roma per essere presente al momento dellanascita della mia nipote numero 2.

Caso ha voluto che pochi giorni dopo il mio rientro mi arrivassedall'ENEL un invito a un colloquio. Era irresistibile: l'ENEL all'epocasfornava i migliori esempi di comunicazione aziendale interna ed esternae anche se ero deciso a intraprendere la carriera da freelance, che fai,dici di no alla possibilità di lavorare in quell'ambiente?Così, per la prima volta dopo mesi, mi misi giacca e cravatta e andai alcolloquio. L'impatto fu pessimo: venivo dagli spazi e dai cieli apertiaustraliani, il palazzone ENEL grigio e popolato da dipendenti ancorapiù grigi mi causò un senso di disagio, quasi di claustrofobia. Mentreraggiungevo la stanza del colloquio capii che quella non era la miastrada. Non potevo lavorare lì o altrove.Come potete immaginare, il colloquio andò molto male.

Era il classico colloquio aziendale, sapevo a memoria domande e rispostee per un po' recitai la mia parte. Ma a un certo punto non ce la fecipiù, mi misi comodo sulla sedia e iniziai rispondere ciò che pensavo.Alla fine arrivò la classica domanda "Dove si vede lei tra cinqueanni?"Il mio primo impulso fu di rispondere "Svaccato su una spiaggiaaustraliana." Ma sarebbe stato eccessivo: ci sono vie di mezzo tra nonvoler prendere un lavoro e voler essere cacciato a calci. Quindi risposila seconda cosa che mi venne in mente, che era anche la verità: "A capodella mia agenzia di comunicazioni digitali."

Era vero perché, anche se avevo appena iniziato la mia avventura dafreelance, sapevo che l’obiettivo era l’apertura di un’agenzia.

Perché un’agenzia? Perché come freelance solitario sapevo che sareiandato poco lontano. Arrivati a un certo punto bisogna presentarsi daclienti di un certo livello con una struttura alle spalle. Certo, cisono anche freelance di lusso, come LuisaCarrada (che anche se non lo sa èla mia maestra e artefice della mia carriera), ma a me piace l’atmosferacreativa e collaborativa che si respira in un’agenzia.Perché la mia agenzia? Perché non sono capace di seguire gli ordini.

Credo che questa sia una lezione importante per tutti quelli chedecidono di lanciarsi nella carriera da libero professionista: saperedove vogliono arrivare. Poi tra l’inizio e la fine c’è in mezzo lavita, i progetti devono cambiare ed evolversi. Dicono bene TomPeters e ReidHoffman: anche se non fai l’imprenditore, devi avere una mentalitàimprenditoriale e l’imprenditore è uno che sa adattarsi, rilanciarsi,rimettersi in gioco. Ma avere un progetto, un obiettivo aiuta.

Comunque. Quel colloquio all’ENEL è avvenuto cinque anni fa, aprile2007. Ora siamo nell’aprile 2012 e sono appena diventato il capo dellamia agenzia di comunicazioni. Ta-dah!

Quindi da oggi non sono più un freelance. Continuerò a scrivere i mieipensieri in questo sito e lasciarlo come testimonianza di quantoavvenuto finora. Appena possibile, gli articoli più collegati al lavoroe le note settimanali le pubblicherò sul blog dell’agenzia. Perorientarvi nelle mie identità digitali guardatequi.

Buona fortuna, soprattutto a me!

Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.