Settimane 280-281-282: This I Believe?

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Date lun 27 febbraio 2012Tagsconsigli

Rieccomi dopo settimane di impegni, riposo, riflessione, viaggi.

Nella mia testa c'è un post completamente formato sui cognitivebias. Secondo me è moltoimportante e dovreste proprio leggerlo - quando l'avrò scritto.Non l'ho scritto perché sto scrivendo invece questo post, che si èpresentato pure lui completamente formato nella mia testa questamattina. Grazie alle muse e alle divinità della scrittura, che miregalano i post già formati.

Inun'intervistadi un paio di mesi fa, William Gibson ha detto

I take it for granted that social change is driven primarily byemergent technologies, and probably always has been.

Non è un concetto nuovo, lo sta ripetendo da decenni. Infatti apparespesso nei testi raccolti in Distrust That ParticularFlavor, una collezione di articoli, saggi e introduzioni che hascritto nel corso degli anni.

Nei saggi la frase appare spesso introdotta da "if you believe, like Ido..." o "I believe that..."Believe. Credo.

Perché questo mi ha colpito? Perché uno dei testi che mi hanno spinto afare le scelte che ho fatto, intraprendere questo mestiere e arrivaredove sono ora è This I Believe, un manifesto in 60 punti in cui TomPeters riassume il suopensiero.

Di sfuggita vi consiglio caldamente di leggere raccolta, intervista emanifesto.

Ma il punto non è questo. Il punto è credere in qualcosa. Avereun'opinione talmente forte che diventa una stella polare del pensiero.Non un'opinione su Pinterest, sulla gestione della privacy di Facebook osul modo migliore per usare Twitter in ambito corporate. Ma qualcosa incui credere a livello più alto che influenzi a cascata tutto il restodella nostra vita. Professionale, aggiungo, visto che questo è un blogprofessionale. Ma se siete fortunati e fate il lavoro che fate perpassione, non c'è confine tra vita personale e vita professionale.

Voi in cosa credete?La domanda non è oziosa: quello in cui credono Gibson e Peters dà loroda mangiare e li ha resi gli autori celebri che sono, ciascuno nelproprio campo. Li ha resi delle autorità, dei punti di riferimento neiloro campi non per quello che scrivono ma per quello che pensano, da cuideriva ciò che scrivono.

Credere in qualcosa è difficile.Bisogna trovare il tempo di alzare la testa dal quotidiano e guardarelontano, all'orizzonte e poi guardare in basso per avere una visioned'insieme.Bisogna pensare e cercare collegamenti.Bisogna porsi delle domande e darsi delle risposte.Non bisogna far questo per prevedere il futuro, ma per trovare unaspiegazione al presente, per comprendere il passato. La previsione,forse, verrà fuori da sola.

Voi in cosa credete?

Io in cosa credo?Queste note settimanali dovrebbero aiutarmi a trovare la risposta eforse qualche indizio qua e là c'è.Tra i buoni propositi dell'anno inserisco questo: completare la frase"io credo che".

Andrea Nicosia

Andrea Nicosia

Uso e insegno a usare storie, strumenti narrativi e design fiction per campagne di marketing e influenza, progettazione di prodotti e servizi.